Banca Popolare di Bari: arrestati Marco e Gianluca Jacobini, nove le persone indagate

Marco e Gianluca Jacobini poche ore prima il commissariamento della banca avrebbero messo “in atto condotte di occultamento dei profitti illeciti”, trasferendo dai loro conti correnti, cointestati alle rispettive mogli, somme per complessivi 5,6 milioni. E’ questo uno dei particolari emersi nell’indagine che ha portato all’arresto dei due ex amministratori della Banca Popolare di Bari. L’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura di Bari, riguarda la presunta malagestione della banca, commissariata il 13 dicembre scorso. Nove in tutto le persone indagate e ventuno le imputazioni formulate dalla Procura, 12 delle quali riconosciute dal gip dell’ordinanza cautelare, riguardano 13 falsi in bilancio commessi tra il 2014 e il 2018, un falso in prospetto, 6 condotte di ostacolo alle funzioni di vigilanza e controllo di Consob e Banca d’Italia e un ultimo episodio di maltrattamenti ed estorsione su un ex dipendente. Marco Jacobini nel 2018, secondo gli inquirenti, avrebbe percepito redditi per oltre 3 milioni di euro da Banca Popolare di Bari. Negli atti, infatti si parla di importo “smisurato soprattutto con riferimento alle funzioni svolte all’interno della Banca e se rapportato alla situazione di grave dissesto patrimoniale dell’istituto”. I falsi in bilancio riguardano invece il presunto occultamento di perdite, commesso omettendo la svalutazione degli avviamenti per 397 milioni di euro di sette società, tra le quali la stessa Tercas, postando un utile inesistente di 42 milioni relativo ad un contenzioso con l’Ente ecclesiastico ospedale Miulli, indicando una apparente liquidità di 500 milioni di euro derivante da una operazione di cartolarizzazione e, infine, contabilizzando imposte anticipate sulla perdita fiscale per 141 milioni di euro al fine di occultare perdite di bilancio. Contestualmente alla notifica della misura, sono in corso 17 perquisizioni presso le abitazioni e gli uffici di Bari, Roma, Milano e Bergamo dei quattro destinatari della misura e di altri sei responsabili dell’Istituto di credito, di cui quattro indagati nello stesso procedimento.