
«Calenda ha abbandonare il “Tavolo” cedendo alle provocazioni di una parte della delegazione. Anche se c’erano molte distanze ancora – aggiunge D’Alò – la proposta rappresentava un punto di partenza su cui iniziare a discutere. Il compito del sindacato, se lo si vuole esercitare, è anche quello di fare le trattative e portare il massimo risultato ai lavoratori. Quando non si esercita questo ruolo con responsabilità, si viene meno al mandato che i lavoratori stessi hanno conferito. Solo alla fine della trattativa, come Fim avremmo espresso in nostro parere – negativo o positivo – senza condizioni precostituite».
Lunedì inizieranno le assemblee, al termine delle quali la Fim valuterà le opportune azioni da intraprendere, anche in base ai nuovi scenari.
«Riaprire il “Tavolo” è la sola strada per non lasciare “mano libera” all’azienda, in quanto – come più volte da noi ribadito – siamo di fronte ad un accordo non è vincolante. Occorre – incalza D’Alò – riaprire il “Tavolo” anche per fornire le giuste risposte ai lavoratori in “cassa” o senza stipendio, come nel caso degli appalti. Intanto, l’Ilva non viene messa a norma; le condizioni di sicurezza peggiorano e i lavoratori stanno in “cassa”. Non abbiamo poi – conclude D’Alò – tutto questo tempo dalla nostra parte».