Agricoltura. A Taranto il “Gruppo Terre della Magna Grecia” punta sulla coltivazione del bambù

Nel tarantino sta prendendo piede la coltivazione del bambù, utilizzabile anche per le bonifiche ambientali, grazie all’investimento di una ventina di imprenditori, manager, medici e professionisti, che ha creato il “Gruppo terre della Magna Grecia”.

Una costituenda cooperativa, spiega Fabio Balzotti, consulente aziendale e tra i fondatori del gruppo, “con una particolare attenzione al benessere e alla rinascita del proprio territorio nel rispetto del bene comune”.

Le prime coltivazioni tra Pulsano e Faggiano. “La volontà comune” aggiunge Balzotti “è sempre stata quella di aiutare le aree devastate dall’inquinamento del nostro territorio con un progetto tanto innovativo quanto purificativo. In più, vogliamo dimostrare che, pur senza ricevere alcun contributo pubblico, esiste uno spazio utile in agricoltura per investire e creare occasioni: di lavoro, d’impresa e di studio”.

Il bambù si distingue per le sue capacità di contrastare l’inquinamento del suolo e dell’atmosfera: “E’ questa” osserva il referente della cooperativa “la caratteristica che rende unico il nostro progetto, non solo in Italia ma in Europa: abbiamo finanziato uno studio scientifico grazie anche al dott. Pecci, presidente del Consorzio Bambù Italia, che ha creduto in noi. La ricerca, in uscita a settembre e curata dal professor Raffaele Lafortezza della Facoltà di Agraria e dal ricercatore Mario Elia, certificherà la capacità del bambù di bonificare i terreni dalle sostanze nocive e di assorbire anidride carbonica restituendo il 30 per cento in più di ossigeno”.

Al fianco del “Gruppo terre della Magna Grecia” c’è il direttore scientifico di Tecnopolis, Aldo Galeandro, “ma” conclude Balzotti “abbiamo un canale aperto anche con l’Università di Pisa, oltre che con imprenditori stranieri che sono venuti a vedere i nostri bambuseti e a studiare il nostro microclima così adatto a questa coltivazione. Fra un anno e mezzo raccoglieremo i germogli dei primi 30 ettari piantati ad aprile sui 50 disponibili, fra due e mezzo i culmi. Ora, dopo tre anni di studio, c’è solo da lavorare e far crescere anche il gruppo che, nel frattempo, si sta allargando al Salento, alla Calabria, alla Basilicata e prossimamente alla Sicilia”.(ANSA).