La Corte dei Conti ha invitato il presidente della Regione Puglia a spiegare le modalità della consulenza dell’ex deputata Titti De Simone, collaboratrice personale del governatore dal 2015, a cui l’ente ha versato in cinque anni oltre mezzo milione di euro. Per la Corte l’ipotesi è di danno erariale.
530 mila euro per una consulenza svolta senza averne i requisiti. Tanto sarebbe costato alla regione puglia il lavoro dell’ex parlamentare Titti De Simone, dal 2015 collaboratrice del presidente Michele Emiliano. Il procuratore regionale della Corte dei Conti, Carmela De Gennaro, ipotizza un danno erariale di oltre mezzo milione di euro. Per questo la procura erariale nei giorni scorsi ha notificato un invito a dedurre al governatore pugliese e a due ex capi di gabinetto, Giuseppe Catalano e Claudio Stefanazzi.
Si tratta di una sorta di avviso di conclusione delle indagini: entro 45 giorni Emiliano e i suoi ex collaboratori dovranno presentare le proprie carte e l’accusa deciderà se procedere dando il via al vero e proprio processo. Il caso fu sollevato da un’inchiesta della Gazzetta del Mezzogiorno lo scorso maggio.
Dal 2015 De Simone è consulente di Emiliano sui temi della partecipazione e delle politiche di genere. Per la procura della Corte dei Conti però il curriculum di De Simone non giustificherebbe tale l’incarico, per questo i procuratori ipotizzano che la consulenza costituisca una sorta di incarico politico.
Il presunto danno erariale è stato parametrato all’esborso totale che la regione ha sostenuto negli ultimi 5 anni del contratto, ovvero circa 100mila euro lordi all’anno. I pagamenti precedenti al 2019 sono infatti prescritti.
Alla Gazzetta del Mezzogiorno Emiliano si è detto sicuro di aver sempre rispettato le norme in materia di consulenza e di ritenere insussistente l’ipotesi di danno erariale. Catalano sostiene di non aver mai firmato alcun atto in relazione al contratto, mentre Stefanazzi non avrebbe ancora ricevuto l’invito a dedurre.
