Matera, speranza e rinascita nell’Omelia della notte di Pasqua di Mons. Caiazzo

L’Arcivescovo di Matera-Irsina e Vescovo di Tricarico, Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, ha condiviso un profondo messaggio di rinascita durante l’omelia della veglia pasquale. In un periodo di turbolenza, marcato da tragedie e difficoltà globali, la solenne celebrazione ha offerto una visione di luce e rinascita.

La Santa Messa del giorno di Pasqua in diretta su TRM Network dalla Cattedrale di Matera a partire dalle 10.45

Carissimi,
ci siamo preparati a vivere questa solenne veglia pasquale attraversando giorni segnati dalla tristezza, dal silenzio, dal sangue versato, percependo un senso di vuoto, senza l’ausilio di celebrazioni: il tutto si è acuito il sabato santo.
Eppure, proprio il sabato è il giorno che conserva, nel suo grembo, la vita, come una donna gravida, meglio ancora, come la terra gravida e pronta a partorire.
La tristezza del sabato santo è ancora più evidente, sentendo, insieme alla Madonna che sta ai piedi della Croce, l’orrore che insanguina la terra come una spada che trafigge l’anima. Guerre fratricide, sangue innocente, attentati che gettano nel terrore, carestie, cataclismi climatici a causa delle nostre scellerate scelte, inculcano paura e fanno precipitare nel buio l’esistenza.
Eppure, se stanotte siamo qui, avvolti dalla luce del cero pasquale e dalle luci che illuminano questa Basilica Cattedrale, è perché dopo i gemiti e le doglie del parto, avvertiamo che i sentimenti di paura e di sgomento non possono prostrarci e allontanarci dalla bellezza quotidiana della vita.
Questa è la notte durante la quale noi cristiani attraverso il suono festoso delle campane, su tutta la terra, annunciamo la vittoria di Cristo sulla morte. Intrisi di buio e disperazione, abbiamo il coraggio di accendere la luce della nostra fede che diventa indicazione anche per chi non crede. Non cerchiamo un morto da piangere: la tomba dove era stato posto Gesù è vuota.
Anche ai nostri giorni, nonostante le scelte scellerate compiute da leader di grandi paesi e da organizzazioni terroristiche, le guerre di religione e tutte le iniquità che noi uomini stiamo perpetrando, la tomba è vuota a testimoniare che Cristo è risorto. Questo significa che il male non può avere l’ultima parola, che la morte non è la fine di tutto. Proprio quando sembra che i crocifissi della storia di oggi, come quelli di ieri, agli occhi di molti sembrano indicare la potenziale vittoria del male, ecco che, in questa notte della storia umana, noi crediamo che Gesù ha distrutto la morte.
Attraverso l’ascolto della copiosa Parola di Dio di stanotte, abbiamo rimeditato la storia che Dio ha fatto con gli uomini e quella che sta facendo oggi con noi. Le notti della storia della salvezza s’inseguono e s’intrecciano in un dinamismo di passaggi dall’oscurità alla luce, dalla schiavitù alla liberazione, dalla morte alla vita.
E’ la notte della creazione abitata solo da Dio. Eppure il nostro Dio crea la luce e, se così possiamo dire, fa un passo indietro per rendere ogni cosa bella, fino a creare l’uomo, maschio e femmina che vivono la loro libertà e felicità godendo dello stare uno di fronte all’altro: hanno pari dignità. E’ cosa molto bella. Ma fanno un passo più lungo della gamba, diremmo oggi, e non sono in grado di assumersi responsabilmente l’impegno di custodire l’altro e il creato. Nonostante tutto Dio continua a creare e ricreare tessendo nel suo grembo gravido di vita nuove relazioni d’amore attraverso il suo perdono.
E’ la notte dell’Alleanza che Dio fa con Abramo e Sara. Nulla è impossibile a Dio: il grembo sterile di Sara diventa gravido di vita. L’alleanza si compie nella notte, quando Dio passa da solo in mezzo agli animali squartati per indicare che le sue promesse si realizzano sempre, mentre chi non manteneva fede all’alleanza rimaneva squartato come gli animali. Non è forse quello che stiamo vedendo? Gli orrori ai quali stiamo assistendo senza nessuna pietà non stanno riducendo corpi di vita abitati da Dio in brandelli di carne? Ma Dio, nonostante tutto, continua a promettere fertilità e discendenza. Questa notte potremmo chiamarla anche la notte della fedeltà perché notte d’amore da parte di Dio verso il suo popolo che chiama sposa.
E’ la notte della liberazione. Dio libera il suo popolo dalla schiavitù d’Egitto. Sono tante le schiavitù di cui siamo succubi e prigionieri della rassegnazione, del pessimismo, privati del desiderio di sognare e cedendo a forme di idolatrie che promettono libertà assolute e si rivelano subdoli strumenti di asservimento. Quanti nemici ci sono da annegare nelle acque del mar Rosso? Li riassumiamo in un solo termine: i vizi! E’ questo il motivo per cui Dio continua a lottare anche oggi per noi per liberarci dalla schiavitù di libertà false e illusorie ridandoci, attraverso la nube luminosa, la luce che illumina il nostro cammino.
E’ la notte della Resurrezione. Per noi, è la notte di Gesù che porta a compimento tutta la storia della salvezza, vincendo la morte, ridando a tutti la vita. Per gli Ebrei, questa è la notte dell’attesa del ritorno del Messia. Per noi la Pasqua è contemporaneamente passione, morte, resurrezione; indica il passaggio, attraverso il Battesimo, dalla schiavitù alla libertà diventando figli di Dio; è nuova creazione perché Dio, attraverso il perdono, ci ricrea dandoci la resurrezione; attraverso la celebrazione dell’Eucaristia viviamo il momento della comunione con Dio e tra di noi.
Il brano del Vangelo ci presenta le tre donne che, quasi in modo furtivo, quando ancora è buio, di buon mattino si recano al sepolcro dove è stato riposto il corpo di Gesù, per prendersene cura. E’ la forza dell’amore che le spinge a recarsi in un luogo dove ormai non c’è più vita. Il legame con il Maestro rimane forte anche dopo il dramma della morte. Qui sentono che l’amore che portano nel cuore, nonostante siano afflitte e piangenti, supera anche lo scorrere del tempo. In una veloce sequela di sorprese ed emozioni scoprono che il masso che teneva sigillato e segreto il corpo di Gesù è stato fatto rotolare.
Questo significa che la Pasqua è scoprire che ci sono tante pietre, macigni che stanno all’ingresso del nostro cuore e che la potenza del risorgere li fa rotolare via. Si dilata la vita di queste tre donne, la mente s’interroga, gli occhi commossi ma pieni di meraviglia e di luce contemplano e sicuramente adorano la nuova vita che il giovane annuncia: «Non abbiate paura…Gesù che avete visto crocifisso è risorto». «Non è qui». «Andate e dite». «Vi precede in Galilea». In queste espressioni si rafforza la volontà di Dio, nonostante le scelte scellerate dell’uomo, di continuare a fidarsi di ognuno di noi e a renderci protagonisti in un mondo che ha bisogno di risorgere deponendo le armi e costruendo ponti di fraternità, tracciando in modo indelebile la giustizia, godendo della tanto agognata pace. E questa espressione lampante di fiducia da parte del Signore verso di noi viene affidata alle donne, designate a riferire agli apostoli che lui è vivo e li precede in Galilea. Che bello sapere che il Signore Gesù ci precede sempre, indicando nuovi cammini, nuove strade da percorrere, che bello sapere che apre le porte dei cuori più induriti e attraversa i muri della solitudine.
In Cristo morto e risorto ogni morte ritorna a vivere, ogni ferita viene risanata, ogni lacrima viene trasformata in acqua che irriga le radici della nostra esistenza, ogni sospiro diventa alito di eternità.
Ripartiamo, carissimi, da questa notte intrisa di speranza e di vita, coscienti che non siamo e non saremo mai soli: il Risorto non solo è con noi ma ci precede sempre e ci invia ad essere testimoni in mezzo ad una umanità scoraggiata, triste, delusa, forse depressa e sconfortata. D’Altronde il tempo che stiamo vivendo è buio, le tenebre sembrano diventare sempre più dense, le difficoltà sono note a tutti.
Ripensiamo l’inizio di questa liturgia pasquale: abbiamo acceso il fuoco dal quale abbiamo preso la luce per accendere il cero pasquale; da lì pian piano abbiamo preso la stessa luce e via via, accendendo le nostre candele, abbiamo illuminato l’intera Basilica Cattedrale. Sembra un segno di poco conto l’atto di accendere con la propria candela lo stoppino dell’altro, invece esalta ed evidenzia come Dio ci vuole uniti, coesi e collaborativi nel cercare e attuare la pace, la Sua pace. Che il segno liturgico diventi impegno, missione e annuncio di vittoria.
E allora, carissimi tutti, S. Pasqua di risurrezione.