San Mauro Forte, al suono dei campanacci l’antico rito si rinnova per tutto il mese

Tra la notte del 16 e la giornata del 17 gennaio si rinnova l’antico rito che lega le maschere di Tricarico a sant’Antonio Abate, protettore degli animali.

Il Dio contadino, come lo definì Rocco Scotellaro, protegge gli armenti e le mandrie che ancora oggi sono in questo territorio una importante fonte di sostentamento. Le maschere di Tricarico sono la mandria che guidata da un capo massaro, sottomassari e ualani (guardiani degli animali), rende omaggio al Santo radunandosi intorno alla Chiesa a lui dedicata, dopo aver dato la sveglia al paese nella notte ancora fonda.

La mandria assisterà alla messa e compirà i tre giri rituali intorno alla Chiesa, prima di partire per la transumanza che la porterà lungo le vie cittadine con il frastuono dei campanacci e la miriade di nastri colorati per le vacche e neri per i tori che scendono dal cappello fino ai polpacci e giocano col vento. La mandria arriverà in Piazza Garibaldi dove il Conte, suo padrone, e il capo massaro intesseranno un battibecco in cui il capo Massaro cercherà di giustificarsi con il Conte per il poco frutto, i pochi vitelli e la condizione degli animali cercando di coprire qualche piccola malefatta ai danni del Conte che farà finta di crederci.

La giornata proseguirà con la questua nel corso della quale i figuranti riceveranno doni (cibo e vino) che saranno consumati in serata tra canti e balli tradizionali. La suggestione che la mandria suscita è ben descritta da Carlo Levi che venne apposta a Tricarico con Rocco Scotellaro, del quale quest’anno si celebra il centenario dalla nascita. Per Carlo Levi è un rumore di foresta primitiva che ti entra nelle viscere come un richiamo infinitamente remoto. Per noi la transumanza è rappresentazione della realtà, poiché ancora oggi Tricarico è attraversata da numerose mandrie che si spostano dalla montagna al mare e viceversa.

Il rito si ripeterà il 19 febbraio nel quale il corteo si arricchirà dei carri di Quaremma e di Carnevale il quale inevitabilmente perirà a fine serata bruciando accompagnato dal lamento-scherno di Quaremma.