Giorno del Ricordo a Potenza: medaglia e diploma d’onore a Carabiniere vittima delle Foibe

Nell’ambito delle celebrazioni del “Giorno del Ricordo”, in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale, il Prefetto di Potenza Michele Campanaro, con il Sindaco del Comune di San Paolo Albanese Mosè Antonio Troiano, il Comandante provinciale dei Carabinieri Nicola Albanese, il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale Claudia Datena ed il Presidente della Consulta Provinciale Studentesca Andrea Oriente, ha consegnato stamattina, nei saloni di rappresentanza del Palazzo del Governo, il diploma e la medaglia d’onore che il Presidente della Repubblica ha conferito alla memoria di Pietro Buccolo, carabiniere in servizio a Pola, scomparso nel 1944.

Il carabiniere Pietro Buccolo, in data 4 febbraio 1944, presso la località di Acquaviva di Pinguente (Pola), mentre si trovava in servizio di scorta al treno sulla linea Trieste-Pola, venne ucciso insieme ad altri militari in seguito all’assalto del convoglio da parte dei partigiani slavi.
La cerimonia è stata l’occasione per un momento di riflessione e approfondimento sui tragici eventi provocati dal regime titino, che scatenò su molti italiani inermi ed incolpevoli, residenti nei territori ad est di Trieste, una durissima e atroce rappresaglia, con i contorni di una vera e propria epurazione su base etnica e nazionalistica.

“La cerimonia di oggi – ha sottolineato il Prefetto Campanaro – con la consegna della medaglia d’onore e del diploma in memoria del carabiniere Pietro Buccolo, ucciso dai partigiani slavi, non deve essere solo una commemorazione rituale, ma un momento fondamentale di espressione dell’identità e dell’unità nazionale”.

Il Prefetto Michele Campanaro ha voluto, in particolare, ricordare la figura dello scrittore istriano Fulvio Tomizza, figlio di un italiano e di una slava, ricordandone le parole con cui ha raccontato il dramma vissuto in quel tragico periodo: «Mi sono sempre sentito tra due fuochi. Mi accorgevo con dolore che i miei amici croati e sloveni mi guardavano con sospetto e nello stesso tempo non riuscivo a stare tutto dalla parte di mio padre. Non sono mai riuscito ad odiarli, gli slavi. Nonostante tutto quello che avevano fatto a mio padre e alla nostra gente. Forse perché sapevo che se era successo tutto quel disastro era anche colpa nostra. (…) E io lì, a cercare di ricucire le due parti di me stesso».
La cerimonia in Prefettura di consegna delle insegne concesse dal Presidente della Repubblica si inserisce in una giornata commemorativa arricchita da altre manifestazioni organizzate in ambito locale dai Comuni della provincia.