Bari, pericolo mafia nella gestione delle spiagge: Torre Quetta affidata al Comune

Il Tar rigetta così l’istanza sull’interdittiva antimafia

 

Per questa estate sarà il Comune di Bari a gestire la spiaggia di Torre Quetta. Non più la società il Veliero, dunque, per il pericolo di infiltrazioni mafiose nella gestione dell’attività. È quanto stabilito dal Tar della Puglia, che ha così rigettato il ricorso dell’attività contro l’interdittiva antimafia della Prefettura e la conseguente revoca delle concessioni emanata dal Comune. La società dovrà sgomberare non solo Torre Quetta ma anche il bar della spiaggia cittadina di Pane e Pomodoro, punto di riferimento per la stagione balneare dei baresi.

 

Secondo i provvedimenti emessi, il pericolo di infiltrazione mafiosa nella gestione della spiaggia e del bar deriva dalla co-gestione di fatto dell’impresa Il Veliero da parte di Orlando Malanga, dipendente part time e cognato della titolare. Malanga, imparentato con la famiglia barese dei Campanale, è ritenuto dai giudici del Tar “contiguo, soggiacente prima e compiacente poi, di lunga data alla criminalità organizzata”. A suo carico “si registra, oltre a una serie di condanne penali – riporta l’ordinanza del Tar -, il coinvolgimento dagli anni ’90 al 2017 in diverse operazioni di polizia nei confronti di gruppi della criminalità organizzata locale “relative a droga, estorsioni e al controllo illegale di bar e parcheggi dello stadio San Nicola”. Da quei fatti è trascorso troppo tempo secondo i gestori dell’impresa. Ma nell’ordinanza del Tar si legge che non può essere il trascorrere del tempo in sé a far venir meno il pericolo di infiltrazione criminale.

 

Il Tribunale amministrativo regionale ha anche evidenziato come il Comune, gestendo lo stabilimento, stia garantendo ai cittadini di continuare a usufruire di un bene pubblico, anche tenendo conto di tutte quelle norme sanitarie in vigore per contrastare il pericolo di contagio da Covid-19. In questo modo, conclude il Tar si esclude un “danno grave e irreparabile alla fruizione collettiva del bene demaniale”.