Coronavirus: class action per sovraffollamento carcere Bari

Legali denunciano il sovraffollamento all’interno del carcere e il mancato rispetto delle norme igienico-sanitarie richieste dall’emergenza coronavirus.

Due avvocati baresi, a causa del sovraffollamento nel carcere di Bari, chiedono al Comune di verificare che all’interno della casa circondariale vengano rispettate tutte le norme anti-contagio. E annunciano una class action.

Una class action per il rispetto delle misure igienico sanitarie nel carcere di Bari nell’ambito dell’emergenza coronavirus. A chiederla sono gli avvocati baresi Luigi Paccione e Alessio Carlucci, con il patrocinio dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”. Con l’azione di iniziativa popolare nei confronti del Governo, trasmessa sabato 11 aprile, i legali vogliono sottolineare l’emergenza causata dal sovraffollamento nelle casa circondariale di Bari, che a fronte di una capienza di 299 persone, accoglie effettivamente 434 detenuti. Secondo i due avvocati gli spazi detentivi non consentono alle persone di rispettare, in spazi ristretti, le misure governative in tema di ‘mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro’, nonché quella di ‘divieto di assembramento’. Ritengono inoltre che tutto ciò comporti l’aggravamento dei rischi rischi per la salute dei detenuti e del personale penitenziario. Per queste ragioni chiedono al Comune di Bari di verificare le condizioni di sicurezza nel carcere e invitano il Governo a prendere provvedimenti per assicurare nella Casa circondariale le condizioni oggettive per il rispetto delle prescrizioni. In caso di mancato adempimento delle norme sulla prevenzione dal contagio, aggiungono – potrà ritenersi ipotizzabile la fattispecie giuridica del ‘torto di massa’.