Dresda fuori dall’Unesco per un “ponte”. Pericoloso precendente per Matera.

Il discusso ponte di Dresda

Il discusso ponte di Dresda

Si può perdere lo status di patrimonio Unesco? La domanda è stata sollevata più volte e da più parti anche a Matera, che coi suoi Sassi è inserita nella lista dei beni mondiali dell’umanità dal 1993, l’ultima delle quali in occasione dell’installazione di un ponte in acciaio in vico Commercio, zona degli antichi rioni in corso di riqualificazione, contestatissimo da chi – e per fortuna sono tanti – alla città vuole ancora bene.

La risposta è sì e qualora qualcuno nutrisse ancora dubbi in merito, soprattutto tra gli amministratori, può sempre andare a farsi un giro a Dresda, visto che volgere lo sguardo oltre le quattro mura dei Palazzi fa sempre bene per ricalcolare limiti e potenzialità del proprio operato.

Cos’ha in comune la città tedesca con Matera? Fino a quattro anni fa la titolarità di un sito Unesco, un’area lunga venti chilometri sulle rive del fiume Elba comprendente anche il centro storico, uno dei meglio conservati e tra i più visitati della Germania, poi persa a seguito dell’avvio dei lavori di costruzione del Waldschlösschenbrücke, un ponte voluto dall’amministrazione cittadina nel 2005 per alleggerire i flussi di traffico in centro, che è stato inaugurato sabato scorso.

A nulla, quindi, valsero le proteste di attivisti e movimenti avviate subito dopo l’annuncio del progetto: nel 2009 Dresda e le rive dell’Elba, dopo aver stazionato per qualche tempo nella lista rossa dei beni in pericolo, finirono fuori dall’elenco dei patrimoni mondiali dell’Umanità

Si tratta del primo caso europeo di revoca di un titolo Unesco e del secondo in tutto il Mondo e l’analogia con il caso Matera, fatte le dovute proporzioni infrastrutturali, è sicuramente eloquente e a tratti imbarazzante.

Persino le ringhiere si assomigliano e c’è da augurarsi che non sia l’epilogo delle vicende ad avvicinare Matera e Dresda, bensì una riflessione allargata sulla gestione delle città, che sempre più spesso si avvia su percorsi non condivisi con la comunità d’appartenenza, che si tratti di ponti, che si tratti di parcheggi, che si tratti di ordinanze.