La situazione dei campetti di quartiere a Matera

Il campetto di Matera 2000

MATERA – La qualità della vita di una città, solitamente, si dimostra anche dal rapporto che sussiste tra l’amministrazione e le periferie. E’ uno degli indicatori che incide sulle classifiche redatte a vario titolo, sia in Italia che in Europa, e sul quale al Comune di Matera occorre soffermarsi per mettere a regime tutti i parametri correlati alle sue ambizioni comunitarie. Lo chiedono a gran voce i parchi, che lentamente muoiono in attesa di una gestione, ma anche i campetti di quartiere, nella maggior parte dei casi abbandonati a sé stessi fin dalle origini, fu Minieri sindaco a volerli riqualificare, e oggi praticamente messi peggio di quando erano una spianata di terra incolta. Matera Nord, Serra Rifusa: questo è quel che resta di un impianto che era stato dotato di pavimento in sicurezza, porte e reti da calcetto, illuminazione e protezioni laterali e aeree. Praticamente nulla. Resiste un po’ di più a incuria, intemperie e vandali tutt’altro che appassionati di pallone quello distante qualche centinaia di metri in linea d’aria: il campetto di Matera 2000, dove almeno una parvenza di struttura protettiva resta, anche se lo rende più pericoloso per l’incolumità dei giocatori che comunque, sia chiaro, in questi rettangoli di gioco qualche tiro in porta continuano a farlo. Nella periferia Sud la situazione cambia ben poco, come dire: l’oblio in cui cadono certe strutture varia soltanto il domicilio. Dietro lo stabile che ospita il liceo artistico “Levi” esiste un altro campetto di quartiere, scene già viste che in questo caso si rendono meno accessibili all’occhio del cittadino perché l’area di gioco è nascosta rispetto alle altre, ma non dovrebbe accadere lo stesso con gli occhi degli amministratori. Tutto da buttare? No di certo, perché di campetti di quartiere funzionanti e funzionali a Matera ce ne sono, come dimostrano gli spazi dei rioni Spine Bianche e San Giacomo. Cosa li differenzia dagli altri? Una gestione, tutto qua, nel primo caso della caparbio presidente dell’associazione di quartiere, Giuseppe Festa, e nel secondo dell’associazione Libertas e del presidente Vincenzo Suriano. Perché questo non accade anche per gli altri campetti? Perché se il cittadino non si rivolge al pubblico non accade il contrario con bandi o affidamenti che possono impegnare personale disoccupato o appartenente a categorie svantaggiate? Sono domande ormai diventate retoriche, ma la speranza è sempre quella che le risposte, qualora arrivino, non siano altrettanto tali.