Di seguito la nota integrale della Direttrice del Centro Internazionale di Dialettologia, Patrizia Del Puente.
In qualità di direttrice del CID devo, attraverso questo breve comunicato stampa, porre all’attenzione del Consiglio Regionale e delle lucane e dei lucani, ancora una volta, la situazione in cui versa il CID. A fronte del suo inserimento nel piano triennale regionale della cultura approvato all’unanimità e dell’approvazione, sempre all’unanimità, da parte del Consiglio di Presidenza regionale di un finanziamento di 30.000 euro da versare all’Unibas per consentire al CID di proseguire le sue attività in attesa di una decisione concreta e definitiva della Regione sul suo futuro, leggiamo sui giornali che anche quest’ultima speranza di continuare a lavorare per e con il territorio sembra svanita, in quanto i fondi del Consiglio di Presidenza sarebbero stati destinati alla così detta indennità differita o mini-vitalizio dei consiglieri regionali. Non tocca certo a noi giudicare nel merito il provvedimento ed esprimere giudizi. Ciò che per noi risulta rilevante è che il CID ha ormai chiuso le attività dal 14 ottobre per mancanza di fondi e, se l’Unibas non riceverà per esso un nuovo finanziamento entro al massimo un mese, tale chiusura sarà definitiva e sancirà la fine di un lavoro ventennale che, tra l’altro, ha contribuito a restituire consapevolezza ed orgoglio alle lucane e ai
lucani. Sta alla Regione decidere se continuare, come il CID ha fatto, a salvaguardare e valorizzare il patrimonio culturale lucano, diffonderlo nel mondo e promuovere il territorio, sia un obiettivo che è ritenuto degno di appoggio o se lasciar morire tutto questo. Le lucane, i lucani aspettano una risposta, e noi con loro.
Di seguito la nota integrale del Sindaco di Moliterno, Antonio Rubino.
na comunità. Con la pubblicazione del volume “Lo scrigno della memoria” (Profidio Editore, 2024), frutto di un percorso condiviso tra studiosi, cittadini e istituzioni, abbiamo visto prendere forma un dialogo profondo tra generazioni: i più anziani custodi della parola, i più giovani eredi consapevoli di un patrimonio che non è nostalgia, ma futuro. Il volume è stato redatto dall’Unitre di Moliterno con la preziosa assistenza degli studiosi del Centro di Dialettologia, consegnando alle future generazioni uno strumento formidabile per salvare un patrimonio altrimenti perso per sempre.
Una comunità che non perde la propria lingua conserva la forza di andare avanti.
La lingua è memoria viva, è il filo che tiene insieme le storie familiari, il lavoro, i paesaggi, i sentimenti. È identità, ma non chiusura: al contrario, è la base più solida per aprirsi al mondo con consapevolezza. In questo solco si colloca il lavoro prezioso del Centro di Dialettologia Lucano, che negli anni ha svolto un ruolo insostituibile di ricerca, documentazione e divulgazione dei dialetti della Basilicata. Attraverso studi scientifici, raccolte lessicali, testimonianze orali, pubblicazioni e attività di formazione, il Centro ha contribuito a salvare dall’oblio un patrimonio linguistico e culturale che appartiene a tutti noi.
Anche a Moliterno era in corso la redazione di una grammatica del dialetto moliternese, un lavoro di grande valore scientifico e civile, oggi purtroppo interrotto perché il Centro si trova senza adeguati finanziamenti. È una battuta d’arresto che non riguarda solo gli studiosi, ma l’intera comunità lucana. Preservare la lingua significa preservare la nostra umanità. La cultura non può essere considerata una merce effimera o un lusso accessorio: è l’anima di una comunità. Senza cultura non può esserci amore per questa terra, già profondamente segnata dallo spopolamento. E senza amore, senza storia condivisa, rischiamo di svuotarci interiormente ancor prima di perdere tutti i nostri giovani.
Per questo esprimo, a nome del Comune di Moliterno, il più convinto sostegno al Centro di Dialettologia Lucano e l’auspicio che le istituzioni regionali e nazionali sappiano riconoscerne il valore, garantendo continuità e risorse a un lavoro che non guarda al passato, ma costruisce futuro.
Difendere le lingue locali significa rafforzare le comunità, renderle più consapevoli, più aperte, più capaci di dialogare con il mondo senza smarrire se stesse.
Di seguito la nota integrale delle ricercatrici del Centro Internazionale di Dialettologia.
Dopo oltre dieci anni di lavoro portato avanti con dedizione e senso di responsabilità, interamente dedicati alla tutela, alla valorizzazione e alla salvaguardia delle lingue locali lucane, patrimonio essenziale dell’identità regionale, le ricercatrici del Centro Internazionale di Dialettologia non possono non prendere atto, ancora una volta, del protrarsi dell’assenza di risposte e del reiterato disinteresse mostrato dalla politica lucana nei confronti della cultura e della ricerca; disinteresse tanto più grave a fronte di un’opera che, negli anni, ha prodotto risultati ben verificabili, ampiamente condivisi con la comunità lucana in una prospettiva di scienza partecipativa e diffusi a livello internazionale, con ampio riconoscimento da parte di prestigiose istituzioni italiane e straniere.
In tali condizioni, garantire continuità all’impegno finora profuso è impossibile; e in mancanza di segnali concreti non avremo altra scelta se non quella di impiegare le competenze e l’esperienza professionale maturate, nel corso degli anni, nel lavoro per il Centro in altri contesti più favorevoli, probabilmente fuori della Basilicata. Sarebbe un ulteriore caso di risorse investite in formazione e ricerca in una regione del sud che andrebbero infine a beneficio di altre realtà più aperte e sensibili; e ne deriverebbe, soprattutto, una perdita rilevante per il patrimonio linguistico lucano.
Restiamo disponibili ad attendere fino alla fine del mese di gennaio l’erogazione dei finanziamenti regionali necessari alla prosecuzione delle attività di ricerca; ma passato quel termine, a partire dai primi di febbraio, abbandonare il lavoro finora svolto in Basilicata e trasferire altrove le nostre professionalità diverrà una scelta che prenderemo comunque a malincuore, ma che sentiremo come obbligata.
Di seguito la nota integrale del presidente dell’Anci Basilicata, Gerardo Larocca.
La chiusura del Centro Internazionale di Dialettologia (Cid) sarebbe una ferita profonda per la nostra terra. Il Cid non è solo un centro di ricerca, ma è il cuore pulsante della memoria storica, culturale e linguistica della Basilicata. Da oltre vent’anni, il Cid ha difeso, preservato e celebrato i dialetti lucani, un patrimonio che appartiene a ciascuna delle nostre comunità, dai piccoli paesi montani alle città. Ogni parola, ogni suono, ogni espressione dialettale è il racconto di chi siamo, delle nostre radici, della nostra storia.
La lingua che parliamo non è solo un mezzo di comunicazione. È la chiave per comprendere la nostra identità, per tramandare tradizioni, per mantenere vivi i legami tra le generazioni. Ecco perché la chiusura di questo centro, causata dalla mancanza di fondi, non è solo una perdita materiale, ma una ferita che colpisce la nostra essenza come comunità lucana.
Il Cid ha saputo raccogliere, con amore e dedizione, le parole dimenticate, quelle che appartengono alla memoria collettiva dei nostri paesi. Ha valorizzato i dialetti di ogni angolo della nostra regione, diffondendoli e preservandoli per le generazioni future. Senza il Cid, quel patrimonio rischia di svanire, di essere sepolto sotto la polvere del tempo. E noi non possiamo permetterlo.
Oggi, ci troviamo di fronte a un bivio: il rischio di perdere un bene culturale inestimabile, il rischio che la nostra lingua e la nostra identità vengano cancellate. Non possiamo, non dobbiamo rimanere indifferenti di fronte a questa minaccia. La Basilicata ha bisogno di questo centro. Le nostre tradizioni hanno bisogno di essere tutelate, non solo per noi, ma per chi verrà dopo di noi. La cultura lucana non può essere sacrificata sull’altare di altre priorità.
Come Presidente dell’Anci, sono al fianco del Cid con tutta la forza possibile. Esprimo il mio fermo sostegno e faccio un appello urgente alle istituzioni regionali e locali: non lasciate che la memoria della nostra terra venga dimenticata. Non lasciate che la Basilicata perda una delle sue voci più autentiche. Il Cid è una risorsa irrinunciabile per la nostra regione, non solo per i ricercatori, ma per tutti i lucani, giovani e meno giovani, che ancora parlano, ascoltano e vivono attraverso le parole della nostra terra.
La chiusura del Cid non è solo una perdita per gli studiosi, è una perdita per ogni cittadino lucano, per ogni bambino che deve poter crescere conoscendo le radici del proprio popolo, per ogni turista che deve poter scoprire le tradizioni e la cultura della nostra regione. La Basilicata non può permettersi di dimenticare chi siamo.
Faccio un appello a tutte le istituzioni: intervenite con urgenza. Sostenete il Cid. Sostenete la cultura lucana. Sostenete il nostro futuro, perché senza memoria e identità, non esiste futuro.
Di seguito la nota del presidente delle Pro Loco Unpli Basilicata Vito Sabia.
Il momento di incertezza che sta vivendo il Centro Internazionale di Dialettologia della Basilicata (Cid), in attesa del finanziamento, utile alla ripresa delle sue attività, invita tutti a rinnovare l’attenzione verso la tutela del patrimonio culturale lucano. Il Cid è una realtà scientifica unica, che da oltre vent’anni studia e valorizza i dialetti della Basilicata, parte essenziale dell’identità delle nostre comunità. La sua attività ha dato alla regione un ruolo riconosciuto a livello nazionale e internazionale, nel campo della dialettologia e della linguistica storica.
La perdita del Cid significherebbe interrompere ricerche, archivi e progetti che hanno permesso alla Basilicata di essere considerata un laboratorio culturale di eccellenza. Sarebbe una ferita alla memoria collettiva e un arretramento nella salvaguardia del nostro patrimonio immateriale. Come Presidente delle Pro Loco Unpli Basilicata, sottolineo la costante collaborazione offerta dal Cid, dalla professoressa Patrizia Del Puente e dai suoi ricercatori alle Pro Loco lucane. Il Centro ha sempre sostenuto le nostre iniziative con competenza, disponibilità e attenzione ai territori, contribuendo in modo concreto alla qualità delle attività culturali realizzate nelle nostre comunità.
La professoressa Del Puente è, inoltre, membro della Giuria Generale del Premio Letterario Nazionale “Salva la tua lingua locale”, promosso da Unpli e Ali – Autonomie Locali Italiane, uno dei progetti più prestigiosi dell’Unpli in Italia. La Basilicata, anche grazie al Cid, è presente e ascoltata nei contesti culturali nazionali dedicati alla tutela delle lingue locali.
Di fronte alla possibilità concreta di una chiusura definitiva, non possiamo restare indifferenti. Il Cid non è solo un centro di ricerca: è un presidio di identità, un tassello fondamentale della storia e del futuro della Basilicata. La sua continuità riguarda ogni cittadino, ogni scuola, ogni comunità che
riconosce nella lingua il proprio legame con le radici. Rivolgiamo quindi un appello forte e rispettoso agli enti regionali preposti: si intervenga con urgenza per scongiurare la chiusura; si garantisca il sostegno minimo necessario alla ripresa immediata; si costruisca una prospettiva stabile per assicurare al Cid continuità operativa. Sostenere il Cid significa sostenere la Basilicata. Difendere il Cid significa difendere la nostra identità. Confidiamo che le istituzioni possano individuare in tempi brevi la soluzione più adeguata affinché il Centro possa proseguire il proprio impegno accademico e culturale a favore della Basilicata, dell’Italia e delle future generazioni.
Di seguito la nota del circolo culturale Radici, di Matera.
Il presidente D’Imperio: “È con estremo rammarico e disappunto che il Consiglio Direttivo e i Soci tutti del Circolo Radici, associazione di promozione sociale che si interessa di cultura, arte e società, hanno appreso che il Centro Internazionale di Dialettologia (CID) ha chiuso le sue attività dal 14 ottobre u.s. e che rischia di chiudere definitivamente entro un mese se il finanziamento di 30.000 euro, approvato all’unanimità dal Consiglio di Presidenza della Regione Basilicata per consentire al CID di continuare la sua attività, non verrà erogato in tempi brevi, entro al massimo un mese.”
D’Imoerio aggiunge: “Abbiamo avuto modo di apprezzare il grande lavoro svolto negli ultimi 20 anni dalla prof.ssa Patrizia Del Puente, direttrice del CID, che ha tenuto gratuitamente, presso il nostro Circolo, un seminario di dialettologia propedeutico ad altri ulteriori incontri sui dialetti lucani. La nostra Associazione Culturale e tutti i partecipanti sono rimasti attratti dalla grande professionalità, dall’impegno, dal livello culturale e dalla passione con cui la prof.ssa Del Puente e i suoi collaboratori stanno svolgendo la loro non facile ricerca sui dialetti lucani.
Come si può gettare alle ortiche il lavoro svolto dal CID negli ultimi 20 anni, la cui valenza e importanza scientifica è stata riconosciuta da autorevoli organismi internazionali e dallo stesso nostro Presidente della Repubblica, a cui ci stiamo contemporaneamente rivolgendo?”
