Il governatore pugliese Emiliano contro l’autonomia differenziata: “Aumenta divari, disastro per il Paese”

Una guerra di tutti contro tutti, una scelta sbagliata, che spinge i territori più sviluppati e frena quelli meno sviluppati, senza criteri di perequazione. Mentre il fronte del no alla legge sull’autonomia differenziata si allarga, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, spiega perché proprio la Puglia sarà una delle cinque Regioni italiane destinate a promuovere il referendum abrogativo per bloccare la norma entrata in vigore lo scorso 26 giugno, dopo l’approvazione definitiva da parte della Camera dei deputati.

Intervistato dal sito Fanpage.it, a margine del Forum in masseria organizzato a Manduria dal giornalista Bruno Vespa, il governatore evidenzia i limiti della legge voluta dal ministro Roberto Calderoli. Per Emiliano il divario fra Nord e Sud del Paese aumenterà immediatamente, consumando quello che lui stesso definisce “un disastro” non solo per il Mezzogiorno, ma per tutta l’Italia. Il governatore evidenzia che far saltare il meccanismo di solidarietà reciproca significa che il tricolore non ha più senso e che l’unità d’Italia non ha più alcun significato. Un risultato, questo, che contrasta con la Costituzione.

Emiliano evidenzia anche alcune possibili conseguenze dell’autonomia differenziata. Una impatta immediatamente sul diritto alla salute, perché secondo il governatore pugliese la legge consentirà a una Regione come la Lombardia di sottrarre ai territori del Sud i medici o gli insegnanti migliori, pagandoli di più grazie alla possibilità di introdurre una contrattazione integrativa a livello territoriale.

Nel frattempo il no alla legge Calderoli si compatta. Oltre alla raccolta firme, per indire il referendum abrogativo sono necessarie 500mila adesioni entro settembre. La mobilitazione passa, dunque, anche da cinque Regioni, che entro questo mese dovrebbero formalizzare la richiesta di referendum contro la riforma. Si parte oggi con la Campania, martedì toccherà all’Emilia Romagna e poi Sardegna, Puglia e Toscana. E per aggirare l’ostacolo della possibile inammissibilità, insieme al quesito abrogativo vero e proprio, si sta consolidando l’ipotesi di un secondo quesito che andrebbe a incidere in modo selettivo su alcuni contenuti della norma e sui Lep (i livelli essenziali di prestazione).