A Matera l’ordinazione episcopale di Monsignor Biagio Colaianni

A Matera un pomeriggio di intensa gioia e spiritualità per il rito di consacrazione episcopale di monsignor Biagio Colaianni, nominato da Papa Francesco Arcivescovo Metropolita di Campobasso – Bojano. La solenne cerimonia, trasmessa in diretta su TRM Network, si è svolta nel Palasassi per accogliere il maggior numero possibile di vescovi, sacerdoti, diaconi,  seminaristi e fedeli di cui oltre 300 provenienti dal Molise.  Vicario generale dell’Arcidiocesi di Matera – Irsina, moderatore della curia del capoluogo lucano e parroco della chiesa di San Giacomo, Monsignor Colaianni inizierà il suo ministero pastorale il prossimo 9 marzo  con l’insediamento nella Basilica Minore del Santuario della Vergine Maria Addolorata di Castelpetroso. Lo stemma araldico che sintetizza la storia, i valori spirituali e il programma del neo Arcivescovo, presenta aspetti che hanno a che fare con le diocesi di Matera e Campobasso e che richiamano la sua devozione mariana: dalla Madonna della Bruna di Matera, alla Madonna della Libera di Campobasso e alla Madonna di Lourdes cui don Biagio è legato da profonda devozione. Da qui è scaturita anche la scelta del giorno della sua consacrazione episcopale, il 10 febbraio, vigilia della festa mariana di Nostra Signora di Lourdes. Nella sua omelia, monsignor Caiazzo ha ricordato gli impegni di un vescovo, invitando ufficialmente monsignor Colaianni a tornare a Matera per le celebrazioni del 2 luglio in onore della Patrona Maria Santissima della Bruna
Monsignor Colaianni
 nel discorso finale ha chiesto sostegno nella preghiera. 

 

Di seguito il testo dell’omelia di Monsignor Pino Caiazzo per la consacrazione episcopale di Monsignor Biagio Colaianni

Ogni azione liturgica trova il suo fondamento nella Parola celebrata attraverso la sua proclamazione e meditazione perché, s’incarni in noi e risplenda come un faro nei luoghi dove Dio, accompagnandoci, ci invia.

C’è una storia umana che siamo chiamati a conoscere per fare memoria e imparare a costruire un’umanità nuova e, nel contempo, diversa proprio alla luce del passato, perché quella storia fa ormai parte di un presente che ci proietta al futuro.

Ma c’è una storia della salvezza che continua nel tempo di Dio alla quale, di generazione in generazione, siamo chiamati e di essa nutrirci con lo stesso desiderio e passione di chi, avendo fatto esperienza diretta dell’incontro con il Signore del tempo e della storia, Gesù Cristo, ci ha preceduto. E’ la storia dell’incarnazione che, oggi più che mai, rivela e mostra il venire di Dio in questo momento e qui: il Dio con noi.

Se guardiamo la storia dell’umanità attuale cogliamo come questa vive la crisi di un amore frantumato dall’egoismo, dall’opportunismo, dall’ingiustizia, dalla guerra; di una fraternità che, degenera in divisioni perché l’io non è capace di incontrare il tu ed entrare in quella fecondità del noi capace di spezzare ogni spirale di odio e violenza. E’ quanto succede anche nella Chiesa, purtroppo, quando gli interessi personali prevalgono su quelli comunitari. E, nonostante ciò, cogliamo l’amore grande, passionale di Dio verso la sua Sposa che a volte trova tiepida e disincantata. Una Sposa che dai suoi figli ha bisogno di continue cure per essere sanata dalle tante malattie che, come lebbra, rendono impuri la mente e il cuore.

E’ quanto abbiamo sentito nella prima lettura, in concomitanza con la festa della Madonna di Lourdes, alla quale Mons. Biagio Colaianni è particolarmente devoto, e che quest’anno coincide con la Domenica. La stessa scelta della data di ordinazione, con il vespro, ha avuto questo fondamento mariano.

Il Signore vuole guardare ognuno di noi negli occhi per ripeterci la più bella e meravigliosa dichiarazione d’amore: “Tu sei prezioso/a ai miei occhi”. Lo dice in modo particolare a te, carissimo D. Biagio, perché i tuoi occhi, soprattutto ora da vescovo, diventino più limpidi e pieni della luce di Dio. Da pastore della Chiesa di Campobasso-Boiano, dove vieni inviato, sei chiamato a guardare la Sposa di Cristo, che è anche tua, e, facendoti sua voce, ripetere ad ognuno singolarmente e a tutti comunitariamente: “Tu sei prezioso agli occhi di Dio, di conseguenza anche ai miei”.

Nei tre uffici che il ministero episcopale impone – tria munera: (insegnare) annuncio, (santificare) celebrazione, (governare)comunione/carità -, si ascolta la voce dello Spirito a scegliere come convertire il cuore e i suoi gesti all’azione di colui che è chiamato a rendere presente Gesù oggi. In questi tre uffici viene superata la prospettiva dei poteri e della visione gerarchica della Chiesa e recuperata la dimensione di evangelizzazione in una continua tensione feconda con la dimensione sacramentale e comunione della Chiesa. In tutto questo il vescovo è, nella Chiesa e per la Chiesa a lui affidata, punto d’incontro e di comunione fraterna, punto di fuga di unità, pluralità e complementarietà ministeriale.

Nella prima lettura ci viene presentato l’atteggiamento che il popolo doveva assumere verso chi aveva contratto la lebbra: allontanarlo dalla vita sociale e religiosa, e destinato così a una morte lenta e infamante in quanto la malattia era considerata conseguenza del peccato. Questo è quanto prescriveva la legge. Il brano del vangelo racconta l’incontro di Gesù con un lebbroso. Questi va incontro al Maestro e Signore, rompendo ogni schema proibito: si fida di lui perché percepisce che è l’unico che non lo giudica.

Una scena drammatica e commovente: ognuno dei due va incontro all’altro fino al contatto fisico che guarisce la carne e lo spirito di chi era ritenuto peccatore, quindi non meritevole di stare in comunità e della pietà e misericordia. Gesù lo tocca, andando contro ogni prescrizione di una legge discriminatoria, e lo guarisce: “Lo voglio, sii purificato”, e così, secondo le norme religiose del tempo, si contagia con il peccato, diventa impuro pur di prendere su di sé la sofferenza dell’uomo. La cosa straordinaria è esattamente questa: attraverso il contatto fisico è l’uomo che viene contagiato dall’amore di Gesù.

Ognuno di noi potrà dire di conoscere per davvero Dio solo se ha fatto una scelta: lasciarsi toccare da lui e toccarlo a sua volta. Bisogna permettere all’Altro di contaminarci con la potenza dell’amore divino che guarisce e cambia la storia personale e comunitaria.

Come Dio ci ha creati, plasmati e amati, così il ministero episcopale dev’essere espresso in questo servizio a favore di ogni creatura perché sia plasmata e amata, consapevole di avere sempre davanti uomini e donne che chiederanno di essere guarite con quella grazia divina che la pienezza del sacerdozio fa esprimere nella gratuità. Questo è quanto ti dice, carissimo D. Biagio, Colui che ti ha chiamato, questo è quanto esige il tuo ministero episcopale.

Se tanta è la premessa, il seguito diventa ancor più responsabile e impegnativo nella piena coscienza che tu appartieni al Signore che ti ha scelto, chiamato e inviato, così come ti appartiene il popolo che ti è stato affidato. In una sorta di familiarità e autorevolezza ti sentirai incoraggiato a non avere paura di toccare i nuovi lebbrosi della nostra storia. D’altronde la paura blocca il rapporto con Dio, con il presbiterio e con i fedeli. Chi in un modo chi in un altro, viviamo un tempo in cui siamo contagiati dai virus contro l’umanità e la spiritualità, così, fratricidi, pieni di pregiudizi e di ingiustizie, di discriminazioni, di guerre.

Mi ritorna in mente una frase del profeta Isaia che dice: “Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, / i fiumi non ti sommergeranno; / se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, / la fiamma non ti potrà bruciare”.

Ricordati che sei rivestito della grazia di Dio e che sarai sostenuto sempre dalla potenza dell’amore divino nel mentre devi fare i conti con la carne di tutti che, come acque impetuose e fiamme di fuoco, si abbatteranno su di te. Tu sai che la legge di Gesù è quella dell’amore, l’unica che rivela il vero volto di Dio che guarisce la vita. Per il Signore l’uomo vale più di qualsiasi altra legge o pregiudizio. Ogni forma di discriminazione, legalizzata o meno, viene annientata, abbattendo steccati e barriere che l’egoismo umano ha innalzato.

E proprio in questi momenti Dio dilata gli spazi dell’amore rafforzando la fecondità di ogni ministero, del tuo ministero.

​Un secondo aspetto importante da sottolineare ci viene offerto da S. Paolo, nella seconda lettura. Ciò che unisce Paolo alla sua comunità è il Vangelo che ha annunciato e deve continuare a proclamare. Entrambi, Paolo e la comunità, trovano il fondamento della loro fede nell’annuncio della risurrezione dei morti. L’annuncio della salvezza trova nella passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo, la sua forza e certezza, purchè non sia manipolato per interpretazioni personali o convenienti. L’ortodossia della fede, espressa nella professione di fede che fra poco faremo, va salvaguardata e preservata in tutta la sua genuinità in modo immutabile nel tempo.

​Paolo ci tiene a sottolineare: “A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici”. Nella tradizione apostolica ciò che è stato ricevuto viene trasmesso custodendolo con fedeltà. Sottolineo un solo dato che mi sembra estremamente importante: la risurrezione di Gesù è una realtà storica di cui solo chi ne ha fatto esperienza è capace di esserne testimone. E’ esattamente nella vita degli apostoli che Gesù si è mostrato vivo dopo aver distrutto la morte, tant’è che gli stessi predicano e divengono garanti della fede.

​Carissimo D. Biagio, anche tu come gli apostoli, come Paolo, da oggi avrai questo dolce e gravoso impegno nell’annunciare il cuore della nostra fede, aiutando ogni fedele, ogni sacerdote, ogni diacono, ogni religioso/a ad essere coerenti testimoni della Parola che diffondono e del Credo che professano. E svolgerai la tua missione nella piena consapevolezza che tu sei “il più piccolo tra gli apostoli e non sei degno di essere chiamato apostolo”. Ma Dio ti ha scelto e ti ha inviato, nella successione apostolica a guidare la porzione di Chiesa di Campobasso-Boiano, dopo P. Giancarlo Bregantini. So che sei cosciente, che “Per grazia di Dio, però, sei quello che sei, e la sua grazia in te non è stata vana”.  E’ questo d’altronde il motto episcopale che hai scelto e che accompagnerà il tuo ministero apostolico.

​Che tu, ora, sei diventato apostolo, è pura grazia che ti accompagnerà durante tutto il tuo ministero mentre accompagnerai il presbiterio ascoltandolo, condividendo la storia di ciascuno fatta di gioie e dolori, di dispiaceri e soddisfazioni, di delusioni e ribellioni, di incomprensioni e giudizi, di lacrime e sorrisi. Con loro, come Paolo, sostenuto dalla stessa grazia, ti umilierai e ti innalzerai.

​Così accompagnerai anche ogni singolo fedele entrando nella sua vita condividendo la storia personale, le attese e le speranze, curandone le ferite a volte inferte in modo impietoso e ingiusto.

Questo è il Vangelo che si fa carne e che non si è inventato da solo ma continua ad essere trasmesso con lo stesso fervore, fiducia e speranza, fino alla fine dei tempi.

Carissimo D. Biagio, sei chiamato ad entrare nel recinto grande della Chiesa, di chiamare a raccolto il tuo gregge che il guardiano, il Papa, ti ha affidato perché, in questo tempo così duro e difficile, tu lo accompagni nel cammino che farete insieme. Mediterai le parole che rivolgerai alla tua Chiesa e le vivrai per primo sulla tua pelle perché diventino più condivisibili e più convincenti.

Sarai guardato con gioia ed entusiasmo dal tuo gregge che ascolta la tua voce, ma anche con sospetto e giudizio.

Conserva la tua lealtà e il coraggio nell’essere pastore che dà la vita per il suo gregge e, sempre sostenuto dall’ardore della preghiera, così come hai sempre fatto da prete nei diversi compiti che la Chiesa ti ha affidato; accogli quanto lo Spirito Santo ti suggerisce, non per accontentare (né preti, né fedeli) ma per tutti e ognuno sulla strada maestra, la via del Vangelo che è Gesù stesso, annunciando la Verità che fa veramente liberi da antiche e nuove schiavitù, ricevendo la Vita divina che si è fatta carne come nutrimento, cibo di vita eterna.

Ti affidiamo alla Madonna di Lourdes, della Bruna e alla Madonna Santissima Addolorata che, nella diversità dei titoli, come Madre degli Apostoli, pregherà con te e per la tua amata Chiesa.

Ti proteggano S. Bartolomeo, S. Eustachio, S. Giovanni da Matera, S. Eufemia, S. Potito e S. Pancrazio nel tuo ministero apostolico. Ti affidiamo al venerabile Mons. Raffaello Delle Nocche e al Venerabile P. Immacolato Brienza, tanto caro ai fedeli di Campobasso: ha vissuto 52 anni nel letto della sofferenza ed è stato consigliere segreto di tanti vescovi, anche del Nord Italia. I tuoi cari genitori, Pietro e Gina, esultano insieme alla Chiesa celeste che entra in comunione con noi, Chiesa terrena.

Quanto dissi il giorno dell’ordinazione episcopale di Mons. Rocco Pennacchio, ripeto a te: alla prossima festa della Madonna della Bruna, il 02 luglio (te lo dico a nome di tutta la nostra Chiesa), sarai tu a presiedere il solenne pontificale. Così sia.

Il saluto di Monsignor Biagio Colaianni

Cari fratelli e sorelle.
il ringraziamento è prima di tutto per voi che siete a casa: ammalati, o anziani, o impossibilitati comunque a partecipare a questo evento per motivi oggettivi, non voluti, di spazio sicuro, accessibile a tutti. Ringrazio Sua Eccellenza la Signora Prefetto, le Istituzioni e le Autorità Civili e Militari, in sintonia con quanto Don Pino, il nostro Arcivescovo, ha presentato, che si sono adoperate perché, comunque, potessimo essere in tanti qui presenti. A voi confermo la mia gratitudine per l’impegno e la disponibilità offerta. Quindi ringrazio TRM che ha effettuato il collegamento in diretta anche per TeleMolise e sta permettendo, a chi lo desiderava, di partecipare in preghiera alla mia consacrazione, presente anche il giornale on-line Logos. Ringrazio le forze dell’ordine e tutti i volontari e le associazioni: Associazione Amici Grotta di Lourdes, l’Unitalsi, l’Ordine di Malta, i Volontari della Parrocchia Addolorata, gli Scout, l’Associazione Nazionale Carabinieri., l’Associazione dei Bersaglieri, l’Associazione dei Vigili del Fuoco, tutti avete concretamente operato per la realizzazione di questo evento assieme alla commissione diocesana che si è spesa per favorire e organizzare quanto necessario.

Is 51,1 dice:” Voi che cercate il Signore; guardate alla roccia da cui siete stati tagliati alla cava da cui siete stati estratti”. È l’invito ad andare alle proprie radici. Così ho fatto.
Nel momento di svolta e cambiamento radicale della mia vita non posso non soffermarmi a rileggerla e rendervene parte per ringraziare con voi Dio e per dirvi l’importanza che avete avuto per me e il bene che vi voglio. So che forse avrei dovuto fare meglio tante cose e cambiarne altre, credo di averne sbagliate un bel po’ e che avrei potuto fare di più, ho il rammarico di quelle che non ho realizzato per quanto il Signore fino ad oggi mi ha chiesto, lo avrò deluso e anche addolorato, mi affido alla Sua benevolenza.
Guardando la mia storia mi sento sempre inadeguato rispetto a ciò che la vita mi ha donato e concesso di realizzare, emerge la mia pochezza. Se però la scruto partendo da Dio, allora è un racconto diverso, mi pervade lo stupore per le meraviglie che Egli ha compiuto nella mia vita nonostante quello che sono. Rileggendola per la mia vocazione fino ad oggi, non posso che essere grato a Dio per il suo amore, l’ho sperimentato, lo avverto profondamente in me, sapendo che non sarò mai capace di contraccambiarlo nella stessa misura del dono della Grazia che mi ha fatto, della sua misericordia, del suo paziente cercarmi e volermi perché fossi suo, perché gli appartenessi, in quel rapporto di totalità nel quale ho accolto la sua volontà di santificazione e salvezza.
Fin dal seno di mia madre Dio mi aveva fatto suo per la vita cristiana, per il sacerdozio, oggi per l’episcopato. Sentirmi così amato mi mette con le spalle al muro, non posso che accogliere questo suo volermi bene: ” Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha plasmato, o Israele: “Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare, poiché io sono il Signore, tuo Dio, il Santo d’Israele, il tuo Salvatore. Io do l’Egitto come prezzo per il tuo riscatto, l’Etiopia e Seba al tuo posto. Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo, do uomini al tuo posto e nazioni in cambio della tua vita. Non temere perché io sono con te.” (Is.43,1-5) Dinanzi a questa dichiarazione di amore di Dio a me, non posso che rispondere dicendo, che mi sono innamorato di Dio fin da bambino e nonostante la mia fragilità, non voglio, non posso, e non voglio se non amarti.
E allora rispondo con il Sal.16: ” Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio… Il mio Signore sei tu, solo in te è il mio bene… Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita. … Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima … Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra.”. E ancora con il Salmo 18: “Ti amo, Signore, mia forza, Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio; mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.”. Con questo cuore e questo animo riconosco che sei lo Sposo e che per la tua misteriosa benevolenza mi rendi sposo della chiesa di Campobasso Bojano, mia sposa, che sul tuo esempio amerò dando la mia vita, siete voi il gregge che mi è affidato da Dio e dalla Chiesa nel servizio episcopale. Con trepidazione ma con serenità e gioia, Signore, accolgo il tuo invito: ” Mi ami tu? … Pasci le mie pecore” (Gv. 21,17)

Veramente Dio ha mostrato la sua grandezza, il suo essere creatore in me di cose buone, mi ha reso capace, con la sua Grazia, di fare la sua volontà, di lasciarmi guidare dal suo Spirito e di ricevere affetto e stima dalle tante persone che ho incontrato con il mio ministero, la sua misericordia ha permesso tutto questo. Ognuno di noi cerca un filo conduttore nella propria vita, umanamente non siamo costanti, stabili, capaci di continuità in ciò che pensiamo e vogliamo: come dice San Paolo: “Non faccio il bene che voglio faccio il male che non voglio”. Abbiamo bisogno di un fondamento sicuro, di una base certa sulla quale poggiarci, e se riconosciamo che questi è Dio, possiamo camminare nella giusta direzione, fare la sua volontà, realizzare i suoi progetti, essere suoi servi, per riconoscerci suoi amici: “Non vi chiamo più servi ma amici”.
Ho bisogno di dire il mio grazie fin da quando il Signore mi ha reso suo figlio nel battesimo con il dono dello Spirito Santo e con Esso mi ha costantemente guidato e indirizzato perché la mia vita potesse diventare dono a Lui e a coloro ai quali, come sacerdote, mi ha mandato, ora come vescovo mi chiede di venire nella diocesi di Campobasso Bojano.
La costante nella mia vita, il filo conduttore è lo Spirito Santo, come dagli inviti, manifesti, immaginetta si vede, lo Spirito ha condotto la mia storia, il mio cammino, nel quale riconosco l’azione di Dio e il suo operato nel mio passato, riveste il mio presente, sono certo che orienterà e guiderà il mio futuro. Rivedo la mia storia fino ad oggi alla presenza di Dio, nell’azione della sua Grazia che in me non è stata vana, se ancora si fida di me e mi chiama al servizio episcopale.
Come sempre, il Signore si manifesta attraverso le persone con cui viviamo, sono questo, oggi, grazie a coloro che in vario modo appartengono alla mia storia.

Ringrazio i miei genitori che con fede semplice e costante, nella preghiera quotidiana, fedeli all’eucaristia domenicale, mi hanno iniziato e accompagnato nel donarmi a Dio e che ora dal Paradiso, ne sono certo, continuano a intercedere e affidarmi a Lui.
Ringrazio i miei fratelli e sorelle, (assieme a mamma e papà vi ha chiamati per nome l’Arcivescovo) con i quali sono cresciuto, condividendo i valori a noi trasmessi e che abbiamo consolidato nella relazione fraterna e amorevole tra noi, nell’aiuto reciproco, portandoci l’un l’altro in ogni situazione.
Assieme ringrazio i cognati e cognate i nipoti e gli altri parenti tutti che nel dono di sé mi hanno insegnato come si vive in famiglia, perché io potessi essere padre, fratello e figlio dei fedeli affidatimi nel ministero sacerdotale.
Ringrazio i miei amici d’infanzia con i quali sono cresciuto nella bellezza dello stare assieme, nel confronto continuo di esperienze e sentimenti, nella scoperta e consapevolezza di noi stessi per iniziare ad affrontare la vita.
Sono cresciuto nella parrocchia di San Paolo con i giovani coetanei e con i tanti laici adulti presenti, nella vivacità dei gruppi e nelle tante attività, condivise nello sforzo di capire come Dio parlasse all’uomo del nostro tempo per indirizzarci all’impegno sociale, nella costruzione del bene comune e alla fraternità cristiana con tutti, vi ringrazio.
Sento profonda gratitudine per il mio parroco, don Nicola Colagrande, mi è stato maestro ed esempio, da lui ho imparato l’attenzione al bene dell’uomo e la critica costruttiva verso ogni Istituzione, anche la Chiesa, perché fossero non di potere, ma a servizio degli ultimi. Tante sere, fino a tardi, con allora don Angelo Scandiffio e con più persone, ci siamo fermati a dialogare, di tutto, su come poter vivere da cristiani, nel mondo, nonostante le difficoltà. Dal cielo, assieme alla mia catechista Maria Locantore, a cui devo molto, sarà felice di vedere che ha ben seminato e che il suo insegnamento e modo di essere sacerdote ha portato frutto. Nella stessa parrocchia è cresciuto anche S.E. Monsignor Rocco Pennacchio, Arcivescovo di Fermo, che ben conoscete, al quale sono legato come fratello maggiore, ma fratello vescovo minore, perché appena consacrato, per te ho profonda stima e affetto.
Poi l’ingresso nel Seminario Interregionale a Napoli tenuto dai Gesuiti con don Cosimo Papapietro mio amico e confratello ora in cielo. Rendo grazie ai miei formatori che mi hanno aperto alla riflessione filosofica e teologica, alla comprensione e rispetto della cultura dei popoli. Hanno aperto il mio cuore e la mia mente a leggere la storia e gli eventi contemporanei scoprendo in essi la presenza e l’azione di Dio che si è incarnato e che abita l’umanità per amarla e salvarla. Alla comprensione di ciò hanno orientato la mia vocazione e il mio sacerdozio. Tra gli altri, in particolare, ringrazio Padre Antonio Baruffo, Rettore e don Ignazio Schinella educatore e padre spirituale fino a quando anche lui è stato chiamato nella casa del Padre, mi ha trasmesso l’amore profondo e radicale, obbediente e di servizio alla Chiesa, sempre e comunque, nel dono pieno di me stesso. Mi ha insegnato il rispetto della dignità di ogni uomo, la familiarità con i poveri, l’accoglienza di coloro che con fatica ricercano Dio e il bene di ognuno. Mi ha dato la certezza serena della misericordia di Dio che mi ama come sono, pur con le mie fragilità e non per quello che devo essere, sono sempre in cammino perchè la Grazia di Dio mi santifichi. Saluto e ringrazio in particolare S.E. Mons. Franco Marino che, in amicizia mi ricorda quanto ho detto.
Ringrazio il Cardinal Giordano che mi ha ordinato sacerdote e ha creduto in me dandomi fiducia e inviandomi, come giovane parroco, alla parrocchia di San Giovanni Battista a Ferrandina.
Ho trovato una comunità parrocchiale in erba, in una baracca, ma già indirizzata a costruire la chiesa di persone prima, le cui fondamenta aveva ben posto don Adriano Salvadori, anch’egli in cielo, e dopo molto tempo, come è avvenuto, la chiesa fatta anche di mattoni. Diciannove anni come parroco mi hanno fatto diventare sacerdote, uomo tra la gente, sensibile alle povertà, guida che accompagna nella conoscenza e nell’incontro di Gesù Cristo. Ringrazio don Francesco Di Marzio e Don Giampaolo Grieco per la collaborazione e don Massimo Ferraiuolo e Don Vincenzo Di Lecce per l’unità parrocchiale pastorale. Ringrazio, nel cielo, Don Giovanni Grieco, Don Angelo Grieco e Don Vincenzo Comple, per la fraternità sacerdotale. Ringrazio i tanti bambini, ragazzi e giovani, adulti e famiglie, tutti coinvolti nel formare una comunità di fede, evangelizzata ed evangelizzante, viva e laboriosa per far crescere assieme alle varie istituzioni il bene di ogni cittadino. Una comunità attenta agli ultimi con la Caritas parrocchiale e con i primi Obiettori di Coscienza in servizio in diocesi, l’impegno del centro di ascolto per il recupero dei tossicodipendenti e la presenza della parrocchia nella comunità Emmanuel con la celebrazione settimanale, la risposta ai bisogni e fragilità mi ha detto con chiarezza da che parte stare e che prete dovevo essere. Ringrazio i poveri di ieri e di oggi soggetti di carità. Ringrazio le persone toccate dal dolore per la perdita di familiari cari, specie se bambini o giovani, dai quali ho imparato il coraggio di rialzarsi con fatica e la speranza cristiana nel continuare a credere al Dio della vita. E ancora ringrazio gli Scout per la strada fatta insieme, le varie associazioni di volontariato e culturali. Ringrazio Dio per l’esperienza nella scuola con l’insegnamento al Liceo Scientifico che mi ha permesso di conoscere e stare con i giovani del paese, e chiacchierare e rispondere a curiosità e domande che ponevano per capire Dio nella propria vita, avevano sete di Dio e cercavano riferimenti sicuri, siamo stati chiesa in uscita e di famiglia. Ringrazio tutti coloro con i quali ho vissuto l’entusiasmo dei miei primi e non pochi anni di presbiterato in parrocchia.
Ringrazio gli amici di oggi, che nel confronto del nostro vivere mi hanno fatto crescere in umanità e nel dialogo mi hanno insegnato il coraggio di affrontare la vita con fede profonda. La vostra laicità, il vostro essere coniugati, consacrati o religiosi e religiose, mi hanno dato una comprensione e visione più ampia e chiara del sacerdozio.
Dopo questa esperienza potevo ‘sedermi’, abbandonarmi alla vita di un prete che ha già dato, ma mi è stato chiesto di andare come Rettore nel Seminario Maggiore Interregionale di Basilicata, in 24 ore la mia vita, in docibilitas e obbedienza, è cambiata. Ringrazio don Paolo Ambrico Rettore e poi i miei coeducatori don Filippo, don Pasquale, don Vincenzo e don Leonardo e i seminaristi che oggi sono presbiteri e con la loro freschezza e la loro gioia mi ricordano la validità della formazione e l’entusiasmo della vita presbiterale.
Di ritorno in diocesi dopo 7 anni mi è stata affidata la parrocchia di San Giacomo che lascio dopo 11 anni, ricca e bella quanto la prima, ma diversa. Ringrazio la comunità per avermi testimoniato che, nella maturità umana dovuta all’età, si può esprimere e testimoniare la maturità spirituale che si vive nell’adorazione eucaristica quotidiana e nella preghiera costante così come è impegno delle Guardie D’Onore. Ringrazio il parroco che mi ha preceduto don Franco Taccardi che ora è in cielo, assieme a don Cosimo Roberti prima e don Michele La Rocca dopo mi hanno lasciato in eredità tanta bella gente, catechisti, gruppo Caritas e gruppo famiglia, ancora tutti capaci di donare se stessi al Signore nell’entusiasmo giovanile del cuore. Ringrazio il coro parrocchiale ed Enza, Gennaro ed Enzo, che assieme a quello diocesano diretto da don Vito Burdo hanno fatto di questa liturgia una lode meravigliosa al Signore. Ringrazio don Egidio prima e don Gabriel dopo con cui abbiamo condiviso il servizio ministeriale a San Giacomo. Ringrazio l’Associazione Amici della Grotta di Lourdes con i quali ho coltivato l’amore alla Madonna e mi sono fatto pellegrino e a lei, con voi, in particolare mi affido.
Ringrazio voi presbiteri della mia diocesi di Matera-Irsina che, da breve tempo in unione al clero della diocesi di Tricarico, ho sempre considerato come la mia famiglia, i miei fratelli, nella condivisione del ministero sacerdotale pur nella diversità del nostro impegno, delle nostre esperienze, del nostro servizio ecclesiale.
Ringrazio tutti voi laici, presbiteri e autorità civili venuti da Campobasso Bojano per la mia consacrazione, è un segno di accoglienza e affetto che mi fa sentire vicino. Voi siete il popolo di Dio di cui sono pastore, ma anche la comunità alla quale il Signore mi affida, nella vicinanza della preghiera. Ringrazio i religiosi e le religiose, i diaconi e i tanti laici impegnati a servizio dell’arcidiocesi di Campobasso Bojano per avermi già reso partecipe del fecondo impegno che vivete assieme ai vari Movimenti e Associazioni, agli Scout e ai Volontari. Ringrazio la Caritas perché sa farsi carico dei più poveri e bisognosi che hanno esigenze concrete per vivere una vita dignitosa e anche quelli che necessitano della consolazione dello spirito. Ringrazio voi sacerdoti della chiesa di Campobasso Bojano che pur non conoscendomi avete mostrato di attendermi con benevolenza e desiderio di camminare insieme con le comunità delle quali siete pastori. Avrò bisogno della vostra pazienza iniziale, della vostra disponibilità nell’aiutarmi a vivere la paternità del vescovo, nell’ascolto e comprensione della bellezza del vostro sacerdozio e di come offrite la vostra vita al popolo di Dio.
Ringrazio il Cardinal Petrocchi Presidente della Conferenza Episcopale di Abruzzo Molise, ringrazio voi Vescovi qui presenti. In particolare ringrazio padre Giancarlo Bregantini che mi ha preceduto come Arcivescovo della diocesi di Campobasso Bojano, ora suo Amministratore, per la sua aperta e affettuosa accoglienza, che mi introduce alla conoscenza della nostra diocesi fatta di buona gente, laboriosa, operosa, di fede coraggiosa, con l’impegno e la speranza di migliorare la vita sociale a favore di tutti. Grazie padre Giancarlo, per esserti messo in ascolto della mia persona, apprezzandomi e incoraggiandomi, attenuando la mia apprensione in vista del ministero episcopale. È forte in me la convinzione, che con voi tutti vescovi, nella fraternità episcopale, potrò crescere nel servizio all’Arcidiocesi che papa Francesco che ringrazio, mi ha affidato e chiesto di guidare.
Ringrazio i miei Arcivescovi Mons. Appignanesi, Mons. Ciliberti e Mons. Ligorio che in vario modo hanno avuto fiducia nel mio servizio presbiterale in diocesi.
Don Pino, il ringraziamento e la gratitudine del cuore a te che sei il mio Arcivescovo, è la prima volta che ti do del tu e ti chiamo per nome, non prima, non per mancanza di vicinanza e familiarità sempre da te offerta e voluta, ma per quel rispetto paterno a cui sono stato educato, come confratello nell’episcopato ci riuscirò. A te dunque il mio ringraziamento filiale. Mi hai sempre accompagnato in quanto mi hai chiesto di fare a servizio della diocesi, oggi più che mai avverto la tua vicinanza e paternità, la tua accoglienza fraterna e il tuo affetto. Farò tesoro di quanto hai testimoniato con il tuo ministero episcopale e di quanto mi hai insegnato nel confrontarti con me in quanto vicario circa situazioni e problemi della nostra chiesa.
Nei ringraziamenti sicuramente avrò dimenticato qualcuno, però solo di nominarlo, e comunque siete tanti quelli a cui in questo periodo ho pensato, consolatevi, siete i più fortunati perché vi dò ora occasione di essere umili e nel nascondimento, grazie di cuore a voi tutti.
Nei giorni di preparazione e organizzazione per la mia consacrazione ho sperimentato cosa significa essere parte di una comunità e chiesa diocesana. La mia elezione ad arcivescovo riguarda la mia persona, ma grazie alla vostra gioia e commozione, dimostrazione di affetto e vicinanza, ho visto che questa Grazia di Dio è anche per tutti voi, ci apparteniamo nella comunione di fede nella quale ci siamo reciprocamente accresciuti. Grazie di cuore per il bene che mi volete e per avermi accolto nella vostra vita.
Concludendo vi chiedo un impegno, per la settimana a venire siate fedeli nel pregare ogni giorno per la mia santificazione, ma soprattutto, con me, vi chiedo in comunione, di pregare per la Pace, secondo il cuore e l’intenzione di Papa Francesco, dobbiamo crederci come il bene e la Grazia più preziose che necessitano oggi.
Alla Madonna di Lourdes che ricordiamo questa sera e venerata nell’Arcidiocesi di Matera come Madonna della Bruna, a Viggiano come Regina del Popolo Lucano, nel Molise nel Santuario di Castelpetroso come Madonna Addolorata e Madonna della Libera a Campobasso, alla sua intercessione mi affido. Oh Madre avvolgimi con il tuo manto di tenerezza, portami in braccio, sii per me rifugio, custodiscimi nel tuo cuore, perché da te io impari ad essere figlio del tuo Figlio per poter essere padre, madre, dei figli della chiesa a cui sono inviato.
La Santissima Trinità mi aiuti a vivere in comunione con la chiesa tutta e in particolare con il popolo di Dio dell’Arcidiocesi di Campobasso Bojano al quale con gioia e fiducia voglio donare tutto me stesso.
Vi abbraccio e vi chiedo di benedirmi e anche io vi benedico.

 

Il messaggio dell’assessore regionale Cosimo Latronico. 

Partecipiamo alla gioia della comunità regionale e della Chiesa tutta per l’ordinazione episcopale di monsignor  Biagio Colaianni, della diocesi di Matera, prete buono con dimostrate virtù sacerdotali, eletto a nuovo arcivescovo della diocesi Bojano-Campobasso”. E’ quanto fa sapere l’assessore all’Ambiente, Energia e Territorio della Regione Basilicata, Cosimo Latronico, presente a Matera, alla cerimonia di ordinazione. “Un pastore figlio di questa terra si accinge a guidare una diocesi importante del nostro Paese . La grazia di questo giorno – aggiunge Latronico – lo guiderà nel suo magistero a servizio della sua diocesi e di tutta la Chiesa universale” .