“I dimenticati dalla Storia”: tanti Testimoni di Geova tra le vittime della persecuzione nazista

Nel mirino del terrore nazista ci furono anche migliaia di testimoni di Geova, che furono perseguitati per la loro fede cristiana. Si avvicina il 27 gennaio, Giorno della Memoria, data simbolica per ricordare le vittime del nazismo. Tra i Testimoni di Geova italiani che finirono nei campi di concentramento nazisti c’era Salvatore Doria, originario di Cerignola.

Nel 1940 Doria fu arrestato e condannato a 11 anni di reclusione dal Tribunale Speciale fascista. Mentre era detenuto nel carcere di Sulmona, fu deportato in Germania, prima a Dachau e poi nel campo di Mauthausen, da dove fu liberato nel 1945 all’arrivo degli americani. La sua salute, soprattutto psichica, fu gravemente compromessa dalla terribile esperienza dei campi. Morì nel 1951, a soli 43 anni.

I nazisti cercarono di infrangere le convinzioni religiose dei Testimoni offrendo loro la libertà in cambio di una promessa di obbedienza. A nessun altro fu data questa possibilità. La dichiarazione di abiura (offerta loro a partire dal 1938) richiedeva di rinunciare alla propria fede, denunciare altri Testimoni alla polizia, sottomettersi completamente al governo nazista e difendere la “Patria” con le armi in mano. Secondo lo storico Detlef Garbe, uno dei massimi esperti dell’Olocausto, “un numero estremamente basso” di Testimoni abiurò la propria fede.

I Testimoni furono tra i primi ad essere mandati nei campi di concentramento, dove portavano un simbolo sull’uniforme: il triangolo viola. Dei circa 35.000 Testimoni presenti nell’Europa occupata dai nazisti, più di un terzo subì una persecuzione diretta. Centinaia dei loro figli furono affidati a famiglie naziste o mandati nei riformatori. Circa 4.200 Testimoni finirono nei campi di concentramento nazisti. Si stima che morirono 1.600 Testimoni, di cui 370 per esecuzione.

“In questo periodo critico della storia per i diritti umani – sottolineano in una nota i Testimoni di Geova per la Puglia e la Basilicata – la resistenza nonviolenta di gente comune di fronte al razzismo, al nazionalismo estremo e alla violenza merita una profonda riflessione in occasione del Giorno della Memoria”.