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La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia a risarcire una pensionata di Matera

  • “L’Italia, applicando retroattivamente quanto disposto nella finanziaria 2007 sull’indennità integrativa speciale nel calcolo delle pensioni di reversibilità dei dipendenti pubblici ritiratisi dall’attività lavorativa prima del 1994, ha violato il diritto a un processo equo di Immacolata Filomena D’Amico”.

    Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani (Cedu) che ha condannato l’Italia a risarcire alla donna, nata nel 1938 e residente a Matera, 9.700 euro per danni pecuniari e altri 6 mila per danni morali.

    Nel ricorso, arrivato a Strasburgo nel 2014, la signora D’Amico accusa lo Stato di essere intervenuto in modo scorretto nel processo che stava intentando all’Indap, ribaltando la giurisprudenza seguita sino a quel momento in casi simili al suo. I giudici di Strasburgo le danno ragione, affermando che “l’entrata in vigore della finanziaria del 2007 ha alterato definitivamente il risultato del processo”, imponendo di fatto ai giudici di decidere a favore dello Stato e a detrimento della donna e altri nella stessa situazione.

    La Cedu ha respinto la tesi del governo, secondo cui l’intervento era giustificato perché necessario ad armonizzare il sistema pensionistico.

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