Bullismo, intervento del Garante per l’infanzia e adolescenza della Basilicata

Il bullismo è un fenomeno sociale da attenzionare e combattere perché la maggior parte delle volte si sviluppa proprio negli ambienti educativi. Il bullismo si manifesta in età sempre più precoce e la fascia a rischio è tra i 6 e i 13 anni.

Alcuni atti di bullismo vengono erroneamente considerati da insegnanti e genitori come normali conflitti tra coetanei ma in realtà il bullismo è caratterizzato da un’asimmetria di forze tra persecutore e vittima e da una certa ripetitività nel tempo. Il prepotente è sicuro di sé e la vittima, ansiosa e insicura, sente di valere poco.

A scriverlo è Vincenzo Giuliano, Garante per l’infanzia e adolescenza della Basilicata che ha appena completato, e tra non molto sarà pubblicato, un’indagine sociale con la dott.ssa Myriam Russo, sociologa e criminologa e con dott. Giulio Pica, sociologo del ser.D ASP di Potenza.

Tra i vari temi svolti all’interno di tale indagine, sono presenti anche quello del bullismo e del cyber bullismo, minaccia che purtroppo è presente anche all’interno della nostra regione.

Secondo i dati elaborati all’interno dell’indagine sociale, il fenomeno del bullismo e del cyber bullismo continua a perseguire la maggior parte dei ragazzi all’interno del contesto scolastico e al di fuori con l’utilizzo dei dispositivi informatici.

Il target della ricerca è costituito dagli alunni di tutte le classi della scuola secondaria di primo grado e dagli studenti delle prime, terze e quinte classi della scuola secondaria di secondo grado. Tra i vari dati, è sicuramente rilevante la percentuale compresa tra il 56,60% ed il 62,06% che afferma di trascorrere molto tempo al telefonino o al computer; le femmine fanno registrare una percentuale leggermente più alta rispetto ai maschi. Poco significativa è la percentuale di coloro che affermano di essere oggetto di derisione tramite il cellulare, il 6,20% delle ragazze ed il 5,90% dei ragazzi.

Sono numerosi i maschi che ammettono di aver offeso i compagni di scuola, anche se questi comportamenti riguardano complessivamente meno del 25% del campione. Tra questi ultimi, il problema che preoccupa di più è il bullismo, 40,20% tra i ragazzi e 25,50% tra le ragazze, poi la solitudine ed i problemi relazionali con i coetanei, maggiormente avvertiti dalle femmine (30,30% a fronte del 21,40% dei maschi), il rapporto con gli insegnanti , anche questo avvertito in maggior numero dalle ragazze (23,90% contro l’8,90% dei ragazzi) e le difficoltà di apprendimento e concentrazione, leggermente più diffuse tra i maschi (11,60% contro il 10,10% delle femmine).

I problemi psicologici quali l’ansia, lo stress e l’insicurezza interessano l’8% dei maschi ed il 5,80% delle femmine. I problemi legati alle amicizie ed alla socializzazione sono quelli più avvertiti (il 36,90% dei maschi ed il 43,60% delle femmine) ma rilevante è anche la percentuale di coloro che considerano il bullismo ed il cyber-bullismo un problema importante (il 23,40% dei maschi ed il 16,50% delle femmine).

I problemi familiari e affettivi sono sentiti particolarmente dalle ragazze (17,10% contro il 7,30% dei ragazzi) tutte le problematiche ad essa connesse, per affrontarle, analizzarle e di conseguenza agire.

“Per prevenire il bullismo occorre lavorare sulla comunicazione e sull’educazione emotiva. Dobbiamo educare i bambini ad esprimere le loro emozioni così da capire ciò che stanno vivendo. Dobbiamo insegnare loro la comunicazione asservita, dove si esprime la propria opinione senza prevaricazioni e rispettando le opinioni altrui, spesso diverse. Bisogna educare i bambini alla diversità ed alla ricchezza che questa comporta”.
Dobbiamo inoltre soffermarci sulle responsabilità degli adulti di riferimento; gli adulti tendono a valutare gli episodi alla stregua di “ragazzate”, scherzi, giochi, sui quali è lecito soprassedere. Questo fattore accentua il problema del silenzio intorno al bullismo, sia da parte delle vittime che da parte degli spettatori. Si stima che ben il 50% delle vittime non parla dell’accaduto all’insegnante o ai familiari; la percentuale aumenta con il passaggio alle scuole medie e soprattutto tra i maschi.
Bisogna agire in famiglia, poiché è risaputo che uno stile educativo permissivo e tollerante, poco autorevole e incapace di porre dei limiti ai comportamenti dei figli aumenta il rischio che questi possano diventare bulli.
A scuola bisogna agire su tre livelli:
nel primo livello, si definisce una politica dell’istituto antibullismo. Tale politica deve basarsi su obiettivi decisi insieme che diano agli alunni e agli adulti la dimostrazione tangibile che si stia facendo qualcosa contro questi comportamenti. Si devono prevedere incontri e dibattiti in cui genitori, insegnanti e personale non docente prendano coscienza del fenomeno. E’ importante supervisionare anche gli spazi scolastici in cui si potrebbero verificare tali eventi.
Il secondo livello sul quale intervenire è costituito dal gruppo-classe, al fine di incidere sulle dinamiche interne alla classe stessa (a tal proposito si possono utilizzare stimoli letterari, cinematografici o il role-playing).
Il terzo ed ultimo livello è quello individuale in cui sono previsti interventi psicopedagogici per cambiare il comportamento dei diretti interessati.
Nella modalità di procedere nei confronti del bullismo emerge, inoltre, l’esigenza di non “scaricare” su una singola figura il problema, ma ciascuno deve combattere il fenomeno nel suo piccolo. La responsabilità della cosa deve ricadere su tutti noi, e soltanto allora possiamo dire di aver sconfitto il bullismo.

Vincenzo Giuliano