Trivelle: ok dell’UE a più permessi in aree contigue

La Corte di Giustizia europea ha fatto chiarezza sul caso delle trivelle che ha portato la Regione Puglia a ricorrere contro la Global Petroleum per le quattro concessioni ottenute nel mare Adriatico, a largo delle coste pugliesi.

Il diritto UE ha stabilito la conformità di uno Stato membro a dare più permessi di ricerca sugli idrocarburi a uno stesso operatore, anche se le attività si svolgono su zone contigue.

Al contrario, la normativa italiana prevede un limite massimo di estensione di 750 chilometri quadrati al singolo permesso nell’area di ricerca, mentre la Regione Puglia aveva richiesto che la normativa fosse estesa anche al singolo operatore.

Oggi, dopo il ricorso al Consiglio di Stato, è arrivata la pronuncia della Corte dell’Unione Europea che ha sottolineato comunque il rispetto di due condizioni: la concessione deve poter garantire l’esercizio ottimale dell’attività di ricerca sia a livello tecnico che a livello economico e la valutazione dell’impatto ambientale deve tener conto dell’effetto cumulativo dei progetti presentati dallo stesso operatore.

Sulla pronuncia della Corte si è espressa l’assessora regionale all’Ambiente Anna Grazia Maraschio: “Non è una notizia che mi rallegra – ha detto – confidavamo e confidavo in una decisione di tipo diverso. Adesso apriremo immediatamente una riflessione e vedremo cosa poter fare”.