Mafia foggiana, in quattro anni aumentata fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini

Lo spartiacque è stato segnato dalla strage di San Marco in Lamis. Da allora lo Stato si è reso conto della violenza della quarta mafia, quella del Foggiano.

E ha cambiato l’approccio al lavoro, mettendo in piedi un vero e proprio metodo Foggia con cui è stata creata una sinergia tra le varie forze dell’ordine e le procure, ma anche incentivando la fiducia della cittadinanza.

“Soltanto così si ottengono dei risultati”, ha detto Francesco Giannella, procuratore aggiunto della DDA di Bari, aggiungendo che in questo modo si restituisce credibilità nelle istituzioni, abbattendo quella sfiducia che fino a ora ha caratterizzato la popolazione e non in maniera ingiustificata, ha concluso Giannella.

A lui ha fatto eco Ludovico Vaccaro, procuratore di Foggia, che ha sottolineato come l’impegno dello Stato in Capitanata negli ultimi anni ha permesso anche di aprire un varco all’interno del sistema. Sono in tanti ora gli ex affiliati alla mafia garganica che decidono di diventare collaboratori di giustizia. “Una cosa – ha sottolineato Vaccaro – fino a pochi anni fa impensabile”.

Dall’agosto del 2017, quando nel quadruplice omicidio di San Marco in Lamis persero la vita gli innocenti Aurelio e Luigi Luciani, il boss Mario Romito e suo cognato Matteo De Palma, sono stati eseguiti oltre 400 arresti e 60 operazioni antimafia, seguite da sequestri e scioglimenti di comuni, di cui l’ultimo in ordine di tempo riguardante proprio il comune di Foggia.