Dati invalsi, in Puglia effetti negativi della Dad. Romito: “Calo dei livelli di apprendimento”

“Il rapporto Invalsi indica la presenza in Puglia di un vero e proprio deficit formativo, chiaramente legato al ricorso massiccio alla didattica a distanza che si è consentito nella nostra regione rispetto ad altre nelle quali i rischi di contagio erano anche maggiori”. La denuncia arriva da Roberto Romito, presidente regionale pugliese dell’Associazione nazionale presidi, che ha così commentato i “dati preoccupanti” resi noti nelle scorse ore dal Rapporto Invalsi, soprattutto “sulle percentuali di alunni del quinto anno delle scuole superiori che non raggiungono la soglia minima di competenza: in italiano il 59%, in matematica il 69%”.”Si è verificato, purtroppo, ciò che era stato da molti previsto – dice Romito – : un calo generalizzato, in particolare nella scuola superiore, dei livelli di apprendimento” e “un accentuarsi preoccupante della dispersione scolastica, in particolare nel mezzogiorno, Puglia inclusa”.

Per Romito “sicuramente ha pesato negativamente, in particolare negli ultimi due mesi di scuola, il messaggio di disincentivazione della frequenza scolastica che è stato lanciato a studenti e famiglie attraverso le ordinanze che hanno consentito la cosiddetta ‘didattica a scelta’. I dati pugliesi, se raffrontati con quelli di altre regioni d’Italia, dimostrano ancora una volta il gap tra gli studenti. Ad esempio, se si raffrontano i dati della Puglia con quelli della Lombardia e del Veneto, si nota come queste ultime riportino risultati nettamente migliori (25% e 32%, rispettivamente, per l’italiano, e 28% e 39% per la matematica).

Il rapporto indica inoltre la presenza in Puglia di un vero e proprio learning loss (perdita di apprendimento o deficit formativo), chiaramente legato al ricorso massiccio alla didattica a distanza. “Auspichiamo – ha poi concluso Roberto Romito – che non si ripeta più questo errore, ma che in condizioni di rischio pandemico accettabile si mettano in campo, finalmente, tutte le misure atte a far sperare in un più regolare avvio del prossimo anno scolastico: dalle vaccinazioni degli studenti fra 12 e 18 anni di età al completamento di quelle dei docenti e del personale delle scuole, dal tracciamento dei contagi alle misure di prevenzione attuate nelle stesse scuole per mezzo del personale sanitario a loro dedicato, senza trascurare l’effettivo potenziamento del trasporto pubblico locale”.