Covid: spenti focolai in due Rsa, sindaco ‘capitolo doloroso’

 

Tornano Covid-free, dopo circa due mesi, le due Rsa di Ruvo di Puglia, in provincia di Bari, dove erano stati accertati focolai con 43 positivi tra ospiti e operatori e dove complessivamente sono deceduti nelle scorse settimane cinque anziani. “In questo modo si chiude finalmente per la nostra città un capitolo molto doloroso fatto di angoscia, preoccupazione e lacrime versate in solitudine – dice il sindaco Pasquale Chieco – . Agli ospiti delle strutture e alle famiglie rinnovo la mia vicinanza e al personale, particolarmente a quello sanitario, torno a esprimere la mia gratitudine”. Nel centro polivalente Maria Maddalena Spada i contagi inizialmente erano 26, dei quali 21 anziani, uno dei quali deceduto e tutti gli altri sono ora negativi. Nella casa di riposo gestita dalle suore Gerardine era scoppiato un focolaio Covid con 17 persone contagiate, delle quali 9 ospiti, e il virus ha causato il decesso di quattro anziani. “Dai dati ufficiali in nostro possesso – continua il sindaco – le persone che risultano attualmente positive al Coronavirus sono 154. Ruvo è dunque in controtendenza rispetto al trend regionale e i numeri sono buoni, ma in questi mesi abbiamo imparato come questi dati siano estremamente volubili e sarebbe un errore imperdonabile abbassare la guardia”. Intanto le associazioni di categoria dei lavoratori delle Rsa pugliesi hanno espresso preoccupazione per il futuro occupazionale dei lavoratori. “A causa – si legge in una nota congiunta – della mancata risoluzione delle gravi problematiche già da tempo esposte agli organi istituzionali e che, a tutt’oggi, non hanno trovato riscontro utile ad assicurare adeguate tutele organizzative e finanziarie delle strutture alle prese con la nota emergenza pandemica”. Le associazione hanno elencato le “numerose criticità irrisolte: il transito degli infermieri nel sistema pubblico, il mancato riconoscimento dei costi relativi a Dpi e tamponi, l’assenza di ristori economici per le strutture che nel periodo di lockdown hanno continuato ad assicurare protezione alla popolazione anziana non autosufficiente ospite delle strutture, che hanno così garantito la tenuta dell’intero sistema di assistenza pubblico”. Le parti “auspicano che la Regione affronti tempestivamente queste tematiche”.