A.Mittal, Taranto: “Benzene più che raddoppiato nel 2020”

Il Comitato cittadino per la Salute e l’Ambiente chiede al sindaco Melucci di fermare gli impianti. Intanto l’azienda ha pagato parte degli stipendi ai lavoratori dell’indotto

 

La questione ambientale a Taranto non dà tregua. Nei primi 7 mesi del 2020 la quantità di benzene nella città è più che raddoppiata rispetto all’anno precedente. “L’aumento – spiega il Comitato Cittadino per la Salute e l’Ambiente – è stato del 113% nel quartiere Tamburi, dell’83% nella cokeria Ilva e del 193% nella centralina Ilva di Meteo Parchi”. Il tutto, sottolinea il Comitato a cui aderiscono diverse associazioni, nonostante la riduzione della produzione e il lockdown.

 

“Questi dati dimostrano che lo stabilimento siderurgico è talmente fatiscente che neppure la riduzione delle attività consente di raggiungere risultati accettabili e costanti”, affermano in una nota, in cui dichiarano anche di aver scritto al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci “affinché dichiari la fabbrica incompatibile con la salute pubblica e formalizzi la richiesta di fermo dei suoi impianti inquinanti”. “Il Comitato cittadino – conclude la nota – ribadisce la sua posizione di non attendere oltre e di richiedere la revoca della facoltà d’uso asgli impianti posti sotto sequestro penale” e invita inoltre “il sindaco a intervenire a livello europeo”.

 

Alla questione ambientale, come sempre si affianca quella del lavoro. Almeno per ora tirano un sospiro di sollievo i 150 dipendenti dell’azienda appaltatrice Alliance Green Services, parte dell’indotto ArcelorMittal. Ags ha proceduto ai pagamenti dopo aver ricevuto dall’azienda il primo dei due bonifici relativi alle fatture scadute. Lo rendono noto fonti dei sindacati di categoria che che avevano indetto per lo scorso 10 agosto un sit-in di protesta, poi sospeso in seguito a un confronto con l’azienda. Ci sono ancora aziende però che attendono il pagamento degli arretrati. Il debito di ArcelorMIttal ammonterebbe a circa 38 milioni di euro.