Asl Bari, Laricchia: “Unica in Italia ad aver soppresso le Usca nonostante l’emergenza”

La candidata Cinque Stelle: “In Puglia un numero alto di morti rispetto al resto del Sud, e i contagi tornano ad aumentare”

 

Stop alle Usca nonostante lo stato di emergenza. La denuncia arriva dalla candidata dei Cinque Stelle alla Presidenza della Regione Puglia Antonella Laricchia e si riferisce alla Asl di Bari. “Se la sanità funzionasse con gli slogan saremmo la regione più efficiente d’Italia”, scrive Laricchia in una nota. “Peccato che oltre agli spot servano i fatti e su quelli stiamo sotto lo zero. Purtroppo siamo la regione del sud che ha registrato più morti per il Covid – 19,  553, un numero molto più alto ad esempio rispetto a quello della Campania, dove se ne contano 438. E ieri si è avuto un dato molto alto nel numero di nuovi casi registrati: 23, contro i 7 del giorno prima, i 9 del giorno prima ancora. Per far funzionare il piano di riordino da libro dei sogni presentato lunedì, è necessario il potenziamento della sanità territoriale, anche attraverso le USCA, ovvero le Unità speciali di continuità assistenziale, definite dallo stesso Ministero della Salute essenziali nella gestione domiciliare dei pazienti affetti da Covid -19 che non necessitano di ricovero ospedaliero.

 

L’attivazione delle USCA, prevista dall’art 8 del DL 14/2020, spettava alle Regioni e ovviamente, come sempre quando la competenza è di Emiliano, la Puglia è stata tra le ultime a partire, con la partecipazione di un numero esiguo di medici visti i bandi il cui il caos regnava sovrano. Ora non si capisce perché, nonostante la proroga dello stato di emergenza, la Asl di Bari, a differenza delle altre Asl pugliesi, non abbia rinnovato i contratti con i medici reclutati nelle USCA, di fatto soppresse dal primo agosto. Una scelta incomprensibile su cui si deve necessariamente tornare indietro”, dice Laricchia, che ha inviato una nota al direttore generale della Asl Bari Antonio Sanguedolce in cui si chiede di riattivare con immediatezza il servizio effettuato dalle USCA, prorogando i contratti del personale finora impiegato.

 

“Parliamo di professionisti – continua Laricchia – che hanno rinunciato ad altri incarichi, impegnandosi nella fase epidemica della malattia e integrandosi con infermieri, medici di famiglia, pediatri e medici di continuità assistenziale e che hanno contribuito in maniera decisiva a fronteggiare l’emergenza. La decisione della Asl di Bari è incomprensibile, così come sono incomprensibili i ritardi e gli errori della Regione nel far partire le USCA. Bisogna avviare una seria riflessione sulle misure da intraprendere da parte della task force e ci danno la conferma che la situazione non è quella che ci vogliono raccontare Emiliano e il suo fedele Lopalco. Che ancora una volta dovrebbe chiedersi se la Puglia possa permettersi il lusso di avere una guida della task force a mezzo servizio perché impegnata in campagna elettorale”.