Ex Ilva, “Ambiente svenduto”: per Corte d’Assise c’è ostruzionismo da parte della difesa

L’ordinanza del giudice D’Errico: “Carenti o ingiustificate le motivazioni della richiesta da parte dei legali di differimento dell’udienza prevista per il 20 luglio”

 

L’ostruzionismo della difesa ha reso vano l’impegno profuso per la ripresa dell’attività giudiziaria. Scrive così la presidente della Corte d’Assise di Taranto, Stefania D’Errico, nell’ordinanza firmata nell’ambito del processo “Ambiente Svenduto”, l’inchiesta sul presunto disastro ambientale causato dall’ex Ilva. Nel processo sono imputate 44 persone fisiche e tre società e i reati contestati riguardano la gestione Riva, dal 1995 al 2013. Con l’ordinanza, la giudice D’Errico ha disposto l’accertamento medico-fiscale nei confronti di un teste e ha condannato 4 consulenti della Difesa al pagamento di una sanzione di 500 euro, ritenendo carenti o ingiustificate le motivazioni della loro richiesta di differimento dell’udienza prevista per il 20 luglio, in cui erano citati come testimoni. La nuova udienza si terrà il 3 settembre. La Corte d’Assise si riserva inoltre “ogni ulteriore valutazione” circa “gli impedimenti addotti” da altri 3 testi, che hanno annunciato la loro assenza nell’udienza del 21 luglio. Anche le le loro giustificazioni, come osserva il giudice, appaiono già in prima lettura generiche e recessive rispetto all’interesse pubblico alla celebrazione di questo processo. “Finalmente i giudici si attivano contro il tentativo della difesa della famiglia Riva di ritardare il processo”. È quanto scritto in una nota dai legali del Codacons, che annunciano un esposto all’Ordine degli avvocati contro i periti della difesa e uno dei legali degli imputati, oltre a una denuncia penale contro gli stessi per rifiuto di atti d’ufficio e favoreggiamento, reati che prevedono fino a 5 anni di carcere.