Crac Pop-Bari, troppi avvocati in Tribunale: udienza rinviata

Pop.Bari: oltre mille azionisti chiederanno danni a Jacobini

 

 

E’ stata sospesa “per motivi di sicurezza” e rinviata al 24 settembre nell’aula bunker di Bitonto la prima udienza sul crac della Banca popolare di Bari. Lo ha deciso il Tribunale per la presenza di troppi avvocati assembrati all’esterno dell’aula di udienza nel palazzo di via Dioguardi a Bari.

 

Gli avvocati erano lì per depositare gli atti di costituzione di parte civile di oltre mille azionisti. E’ stato deciso di individuare un luogo più grande. Inizialmente il presidente del collegio, il giudice Marco Guida, aveva organizzato il deposito degli atti di costituzione facendo entrare in aula cinque avvocati per volta.

 

All’esterno dell’aula, però, nei corridoi e nelle sale di attesa, il numero di persone assembrate, pur tutti indossando le mascherine, era eccessivo e inidoneo a garantire le misure di sicurezza anti-Covid e di distanziamento. Intanto all’esterno del palazzo di giustizia alcune decine di azionisti della Banca popolare di Bari provenienti da diverse città della Puglia e della Basilicata hanno manifestato. Alcuni dei risparmiatori, riuniti nel Comitato indipendente azionisti della Banca popolare di Bari, hanno chiesto tramite i loro difensori di costituirsi parte civile.

 

Continuano a chiedere “giustizia” e che siano restituiti i loro “risparmi”. Sul cancello del palazzo di giustizia hanno esposto uno striscione con la scritta “grazie al dottor Rossi e al suo pool”. “Siamo qui – dicono – per sostenere la Procura e in particolare il dottor Rossi”, che coordina le indagini sulla Popolare di Bari. “Seguiremo il processo passo dopo passo e ci piacerebbe, se venisse individuato un luogo abbastanza grande, assistere direttamente alle udienze”.

 

“Chiederemo la citazione della banca come responsabile civile” spiega l’avvocato Corrado Canafoglia dell’Unione Consumatori che rappresenta 160 azionisti. Altri 369 sono difesi dall’associazione Avvocati dei Consumatori, 300 dall’Adusbef, 109 dal Codacons e un’altra cinquantina di azionisti da singoli studi legali. Nel processo sono imputati Marco e Gianluca Jacobini, rispettivamente ex presidente ed ex condirettore dell’istituto di credito, accusati di diverse condotte di falso in bilancio, falso in prospetto, false comunicazioni sociali e ostacolo alla vigilanza. Nell’ambito di questo procedimento gli Jacobini sono stati arrestati a gennaio con concessione degli arresti domiciliari e alcuni giorni fa sono tornati liberi. Sono tuttora sottoposti entrambi alla misura interdittiva e inoltre Marco al divieto di dimora a Bari, il figlio Gianluca all’obbligo di dimora a Polignano a Mare.