Spopolamento, la Basilicata continua a perdere pezzi 

Decessi in aumento, culle vuote e valigie pronte

 

Decessi in aumento, culle vuote e valigie pronte. In una sola parola spopolamento. Una istantanea impietosa quella dell’Istat per la Basilicata.

 

Al 31 dicembre 2019 il territorio lucano registra una perdita di popolazione pari allo -0,97%, terza solo al Molise (-1,14%) e alla Calabria (-0,99%). Siamo passati dai 562 381 dell’inizio 2019 ai 556 934 di fine 2019. Il peso del saldo naturale, la differenza tra i nati e i morti, è notevole con un meno 2836 di scarto a favore di coloro che ci hanno lasciato. Andando all’indice che misura lo spopolamento vero e proprio ossia il saldo migratorio.

 

La differenza tra cancellati e iscritti è a favore di coloro che hanno prenotato un viaggio di sola andata: meno 2611. Il contesto nazionale non è certo incoraggiante e non aiuta. C’è un nuovo minimo storico di nascite dall’unità d’Italia, un lieve aumento dei decessi e più cancellazioni anagrafiche per l’estero. Come se non bastasse il numero di cittadini stranieri che arrivano nel nostro Paese è in calo (-8,6%). Prosegue, invece, l’aumento dell’emigrazione di cittadini italiani (+8,1%).

 

Il mezzogiorno si trova doppiamente penalizzato con un basso numero di residenti stranieri (12,1%) rispetto al Nord e al Centro, soprattutto nelle regioni del Nord-ovest con 1.792.105 residenti di cittadinanza straniera, pari a oltre un terzo (33,8%) del totale degli stranieri. “Più che di stanche promesse e interventi poco incisivi – commenta il segretario generale della Cgil Basilicata, Angelo Summa – abbiamo bisogno di terapie d’urto e programmi di emergenza. Il che significa ricucire la stretta relazione tra investimento in ricerca, sviluppo, innovazione e politiche attive del lavoro.