San Severo, assembramento e minacce. Prefetto: “Lo Stato c’è”

Sindaco San Severo: “Ho fatto il mio dovere di vigilare sul rispetto delle norme”

 

“Siamo qui per dire che le regole vanno rispettate”. Ad affermarlo è il prefetto di Foggia, Raffaele Grassi, in occasione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato a San Severo, dopo i festeggiamenti non autorizzati per la Madonna del Soccorso e dopo le minacce via web al sindaco Francesco Miglio da parte di parenti di un boss ucciso due anni fa nella bottega di un barbiere.

 

“Lo Stato c’è. – continua il prefetto – La mia presenza a San Severo ne è una testimonianza. Siamo venuti con le forze dell’ordine per fare il punto della situazione e portare solidarietà al sindaco che è un uomo dello Stato, così come lo sono tutti i sindaci della Capitanata che lavorano in contesti complessi e complicati”. “Gli investigatori – ha aggiunto – stanno lavorando alacremente. Siamo qui per occuparci dei dispositivi di rinforzo del territorio. Abbiamo adottato misure di tutela importanti nei confronti del sindaco, che rimarranno fino a cessate esigenze”.

 

Intanto il sindaco di San Severo Francesco Miglio risponde alla domanda se abbia sporto denuncia dopo le dirette Facebook di due parenti di un boss, ucciso due anni fa nella bottega di un barbiere, al quale sarebbero stati dedicati sul web i festeggiamenti non autorizzati. “Non ho nulla da aggiungere”, ha risposto il sindaco. Stando a indiscrezioni, al momento non sarebbe stata sporta alcuna denuncia. Dalla Procura di Foggia fanno sapere che sono in corso accertamenti.

 

“Ho già stigmatizzato lo svolgimento di una iniziativa non autorizzata e l’assembramento di persone che ne è scaturito – sottolinea il sindaco Miglio -. Ho fatto il mio dovere di vigilare sul rispetto delle norme e, come autorità sanitaria, di salvaguardare la salute dei miei concittadini. Sono state immotivate le reazioni che ne sono scaturite giacché nelle comunicazioni ufficiali, non è mai stato fatto alcun riferimento né diretto, né indiretto, né esplicito né sotto inteso è stato rivolto ad alcuno. Quindi – conclude Miglio – quelle reazioni sono ingiustificate verso la mia persona e verso chi mi sta vicino, soprattutto se svolge attività istituzionale”.