Capodanno tarantino: buona la prima, una ventata di “normalità”

Taranto, città dei due mari. E dai due volti. Quello bello, luminoso, visto in piazza Immacolata con il Capodanno tarantino. E quello oscuro, incivile, distruttivo. Fatto di chi è convinto che danneggiare auto, incendiare cassonetti, sporcare strade facendo esplodere ogni sorta di artifizio e, addirittura, prendere di mira i Vigili del Fuoco al lavoro (da una segnalazione sulla pagina Facebook Taranto è lui), sia la maniera ideale di augurarsi un futuro migliore.

 

E’ la celebrazione dei buoni auspici manifestata con arretratezza: un ossimoro che anche quest’anno si tramuta in spese straordinarie per l’Amiu (tra doppi turni dei dipendenti e cassonetti da ricomprare) e in danneggiamenti vari, ad auto, saracinesche e vetrate di negozi e abitazioni. Gli anni passati il racconto si fermava qui. Anzi, c’era a volte l’aggiunta di ferimenti più o meno gravi.

Ora la speranza è nell’altra faccia di Taranto. Seppure ancora minore. Quella sotto al palco, in piazza. Senza bicchieri e bottiglie di vetro alla mano. Con una buona presenza della Sicurezza. Niente danni, ma solo gente intenta a ballare, cantare e divertirsi. Primo gemito di una “normalità da ripristinare”, come tante volte dice il sindaco Melucci. Una ventata di Bellezza portata dagli artisti, tra cui James Senese, Mietta, Mama Marjas, tutti con l’unico messaggio che la rivoluzione si può fare. E proprio da ogni singolo cittadino deve partire.

A cominciare da quel diritto di voto oggetto del discorso di fine anno del presidente Mattarella, fino alla applicazione delle norme di ordinaria civiltà che Taranto ha da recuperare. La cultura è l’utero da cui rinascere. E con essa, vi siano la democrazia e il rispetto. Sembrano concetti così distanti ancora. Ma forse, proprio in quei passi di ballo sotto al palco, c’è il principio del cambiamento.