Save the Children: in Italia metà alunni è senza mensa

Roma. In Italia quasi la metà degli alunni di scuola primaria e secondaria non ha accesso alla mensa scolastica ; l’assenza di regole condivise, poi, contribuisce all’ampia disparità nelle modalità di accesso e di erogazione del servizio. Quando il servizio è presente negli istituti , inoltre, dimensioni, rumorosità, qualità del cibo e pulizia sono cause di scontento tra i bambini. Lo rivela il rapporto “(Non) Tutti a Mensa 2017 realizzato da Save the Children alla vigilia dell’inizio dell’anno scolastico. In linea con il dato nazionale (48,55%) la Basilicata . Dato allarmante in Puglia ( 73,10%) che insieme ad altre quattro regioni del Sud ( Sicilia, Molise, Campania e Calabria) registra il numero più alto di alunni che non usufruiscono della refezione scolastica. A livello comunale drammatica la percentuale a Foggia con appena il 7 per cento di bambini e ragazzi a cui è consentito l’accesso al servizio di refezione. E non è un caso che, in questi territori, si registri anche la percentuale più elevata di classe senza tempo pieno (Puglia 83,33%). E proprio dove c’è una scarsa offerta di mensa e tempo pieno si annida il fenomeno preoccupante della dispersione scolastica. All’interno del rapporto di Save the Children è emerso anche che agevolazioni e tariffe applicate sono molto variabili: un quarto dei Comuni non prevede l’esenzione totale dal pagamento della retta nè per reddito, nè per composizione del nucleo familiare, nè per motivi di carattere sociale. Nei Comuni monitorati le tariffe massime variano dai 2,30 euro (Catania) a 6 euro (Rimini). Il risultato di questa disomogeneità è che, per esempio, la tariffa minima di Rimini corrisponde quasi al triplo della tariffa massima prevista a Catania . Anche la compartecipazione delle famiglie ai costi è disomogenea: varia da un massimo a Bergamo, Forlì e Parma, che caricano sulle famiglie il 100% circa del costo, a un minimo dichiarato da Bari (30%) . Fattore di forte discriminazione , infine, la scelta di 9 Comuni monitorati di non consentire l’accesso alla mensa a quei bambini la cui retta non è stata pagata regolarmente. Affinche’ tutti i bambini “possano esercitare a pieno il proprio diritto allo studio”, Save the Children ricorda che “e’ indispensabile intervenire in modo organico e con regole condivise. Dalla mensa che deve diventare un servizio essenziale, all’accesso ai buoni libro che deve esser assicurato in tempi certi e rapidi, fino alla cessazione della cattiva prassi di render difficoltosa l’iscrizione a scuola per coloro che non pagano i contributi volontari.