
“Il ricordo del recente passato bellico e dell’olocausto, dello sterminio e della persecuzione di milioni di ebrei per futili ed inaccettabili motivi razziali – ha detto il vicepresidente dell’Assemblea Paolo Galante, che ha partecipato alla manifestazione che si è svolta in Prefettura a Potenza -, deve servire a noi tutti per costruire un presente ed un futuro che rifugga dalla guerra e dalla violenza. Tenere vivo nella nostra memoria ed in quella delle generazioni più giovani il ricordo di questa tragica pagina di storia dell’umanità è l’unico strumento per scongiurare che tali avvenimenti si possano ripetere. Ma perché ciò accada non è sufficiente una giornata commemorativa ogni anno, ma è necessario un lungo ed incessante impegno rivolto alle nuove generazioni affinché tengano ben presente nella loro memoria cosa è accaduto all’umanità quando gli uomini hanno permesso che la pazzia prevalesse sulla ragione”.
“Solo in parte l’annientamento nei lager nazisti è un’esperienza unica: la politica dello sterminio nel novecento – ha ricordato il vicepresidente Francesco Mollica, che ha partecipato alla cerimonia che si è svolta nella Prefettura di Matera – non è né cominciata né terminata con Auschwitz: il genocidio degli armeni, le vittime dei gulag, la pulizia di classe dei Khmer rossi in Cambogia e – negli anni novanta – le pulizie etniche in Jugoslavia e in Ruanda oltre ai gas di Saddam Hussein contro i curdi, definiti un popolo che non esiste. E’ doveroso e giusto testimoniare alle nuove generazioni quanto accaduto, per far loro comprendere che alla base di ogni politica di sterminio ci sono sempre l’assenza di democrazia, la deriva ideologica, nazionalista e razziale innalzata a metro dell’agire politico. La Regione Basilicata ha voluto essere presente a Matera come a Potenza ed a Melfi, per rendere la memoria un elemento vivo: le lezioni del passato sono occasione di riflessione sulle contraddizioni e speranze del nostro tempo evitando la retorica commemorativa della ‘celebrazione’ che produce semplificazione e banalizzazione. Occorre ricordarlo, bisogna ricordare”.