Imbottigliamento delle acque di sorgente a Viggianello: da bene comune a merce.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Schermata 2013-08-28 alle 10.29.46Il Coordinamento Regionale Acqua Pubblica di Basilicata apprende con rammarico e sconcerto dell’approvazione, da parte della Regione Basilicata, del Comune di Viggianello (che ne è addirittura entusiasta promotore) e degli altri Enti preposti, del progetto di concessione (privatizzazione) della fonte Mercure alla San Benedetto, per l’imbottigliamento delle acque così dette “minerali”.

Pare che l’investimento iniziale ammonti a circa undici milioni di euro, tre dei quali a contributo regionale, e che sia stata individuata un’area di circa 32.000 mq, con 7.000 mq di superficie coperta, per una produzione di 150 milioni di bottiglie l’anno.

Già lo scorso anno la OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) denunciava “l’assalto al Parco del Pollino delle multinazionali delle acque minerali, dopo quelle dell’energia”.

L’Organizzazione ricordava “come negli anni Ottanta lo sfruttamento delle copiose acque della sorgente San Giovanni furono oggetto di proteste da parte delle popolazioni della valle del Mercure, le quali si schierarono contro il loro prelevamento, successivamente in parte sfruttate dall’acquedotto pubblico. Le sorgenti San Giovanni-Fonte del Pollino sono state riconosciute acque minerali per l’imbottigliamento e la vendita con decreto del ministero della Salute del 29 gennaio 2007”.

Il referendum sull’acqua pubblica del 12 e 13 giugno 2011 ha ribadito la volontà della grande maggioranza degli italiani e dei lucani di tutelare l’acqua come bene comune, contro ogni progetto scellerato di privatizzazione e trasformazione, da parte delle multinazionali, di un bene così prezioso e vitale in merce da vendere sul mercato per trarne profitti.

In tal senso pare davvero incomprensibile e intollerabile l’atteggiamento accomodante della Regione, in particolare dell’Assessore alla Attività Produttive, e del Sindaco di Viggianello, che hanno accolto con proclami trionfalistici (le solite promesse di sviluppo, lavoro e royalties) questa ulteriore appropriazione di parte del nostro territorio (in questo caso una zona ancora incontaminata adiacente al pittoresco paese di Viggianello e alle straordinarie montagne del Pollino), da parte della San Benedetto, che si aggiunge alle già numerose concessioni, nella zona del Vulture, di acque così dette “minerali” alla Coca Cola e altre multinazionali.

Altresì dobbiamo constatare che anche il consigliere regionale di SEL, in passato apertamente schierato a favore dei beni comuni e dell’acqua pubblica, ha espresso, in un comunicato stampa, un plauso a questo progetto, evidenziando “la sollecitazione che il gruppo Sel ha rivolto alla Giunta in occasione della vertenza ex Cutolo di Rionero perché la Regione debba avere sui titolari di concessioni un maggiore controllo per attivare un programma di promozione e rilancio delle acque minerali lucane che hanno conquistato una buona fetta di mercato nazionale e, quindi, di gradimento dei consumatori”.

Questo progetto apre la strada alla privatizzazione e alla trasformazione in acque minerali di tutte le nostre sorgenti potabili, alla depredazione di un bene comune e all’occupazione sempre più ingombrante e pericolosa dei nostri territori da parte di multinazionali arroganti e voraci, che stanno trasformando la nostra regione in una colonia energetica e in un grande ricettore di rifiuti industriali.

Il Coordinamento Acqua Pubblica Basilicata esprime la propria sfiducia verso la classe politica e dirigente regionale a governare i beni comuni e a tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente lucani, in un asservimento preoccupante alle politiche produttive ed energetiche del governo nazionale e delle grandi lobbies industriali.