“Tesori delle valli?” no: “Le valli del tesoro”

EniPOTENZA – Molto rumore per nulla. Vista la pompa magna con cui la scorsa settimana, a Roma, Eni e Fondazione Mattei – insieme a Regione e Apt Basilicata – hanno presentato “I tesori delle valli”, scomodare Shakespeare si può.

La promozione dei territori della Val d’Agri e della Val Camastra attraverso la valorizzazione delle risorse naturalistiche ed agroalimentari, nel tentativo di sostenere la tesi che estrazioni petrolifere e conservazione del paesaggio e della salubrità ambientale possono comunque convivere, alla base di questa iniziativa espositiva, in fin dei conti è rimasta sulla carta, tanto da armare di carta e penna diversi rappresentanti istituzionali lucani che ne hanno sottolineato la scarsa utilità.

Il consigliere provinciale potentino Prinzi parla di “obiettivo di fondo non raggiunto nonostante i grandi sforzi”; Scutari, direttore del centro studi turistici Thalia è meno diplomatico: “le aspettative degli operatori e delle comunità della Val d’Agri e della Val Camastra sono andate deluse per lo scarso coinvolgimento degli operatori economici locali a tutti i livelli”. Insomma Eni e Fondazione Mattei devono interrogarsi su quanto fatto e rendersi conto che la promozione turistica di un territorio, calata dall’alto e dall’esterno, forse finisce col sortire l’effetto contrario.

Al pari delle politiche energetiche, la pianificazione di queste iniziative resta relegata ai piani alti dei palazzi, tra l’altro romani, senza coinvolgere le comunità, senza concertarsi con chi si sporca le mani – e non col petrolio – per dare lustro alla Basilicata.

E così, al momento, più che de “I tesori delle valli” è il caso di continuare a parlare de “Le valli del tesoro”, quello che anni fa l’Eni ha trovato nel sottosuolo lucano e del quale continua a godere a condizioni assolutamente vantaggiose, a voler usare un eufemismo.

E’ questa la stessa ironia del presidente del WWF di Basilicata, Mazzilli, che parla di “gigantesca mistificazione”, mirata a mostrare una realtà molto diversa da quella che vivono le comunità quotidianamente a contatto coi pozzi e col centro oli di Viggiano, tra puzza di gas nell’aria e liquami marroni che scorrono nelle campagne, che l’Arpab sospetta ricchi di metalli pesanti provenienti proprio dalla struttura di cui sopra.

Così, per Eni e Fondazione Mattei, ambiente ed estrazioni possono convivere in Basilicata. Chissà se lo storico fondatore, se non fosse morto in circostanze misteriose 51 anni, l’avrebbe pensata così.

Di certo non la pensano così gli Indignati lucani del Csail, il cui presidente Massaro spiega che non c’era certamente bisogno di Eni per comprendere le potenzialità del territorio. Forse, al contrario, per esprimerle al meglio, ci sarebbe bisogno che Eni, in Basilicata, non ci fosse proprio più.