Basilicata senza festa per i sessant’anni dell’ENI

Dall'archivio fotografico dell'ENI

Dall’archivio fotografico dell’ENI

Appena qualche giorno fa, il 10 febbraio, l’Eni ha festeggiato i sessant’anni della sua nascita. Il disegno di legge aveva iniziato il suo iter legislativo due anni prima. La legge istitutiva dell’ente nazionale idrocarburi reca le firme del presidente della repubblica Luigi Einaudi, del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, dei ministri Vanoni, Campilli, Pella e Zoli. All’inizio del 1953, dunque, il sogno di Enrico Mattei di costruire un ente di diritto pubblico con finalità pubbliche diventava realtà. Meno di dieci anni dopo, nel 1961, a Pisticci iniziava la costruzione del petrolchimico, uno dei primi esempi di quell’industrializzazione destinata a cambiare il volto del Mezzogiorno, una vera e propria rivoluzione, un nuovo risorgimento che insieme con i valori fondamentali di democrazia e libertà fece acquisire a quella generazione di ventenni la consapevolezza dei reali problemi economici e sociali del Paese. Con lo Stato che si fece carico dello sviluppo economico specialmente in quelle regioni, come la Basilicata, che più delle altre avevano sofferto una secolare arretratezza. Tutto questo si chiamò Eni, ma soprattutto si chiamò Enrico Mattei.
Oggi di quella lezione di meridionalismo resta ben poco, anzi quasi nulla. Nella valle del Basento le ciminiere si sono spente, le sirene hanno smesso di suonare, le tute blu sono sempre meno. In Valdagri, in compenso, si estraggono dal sottosuolo gas e petrolio, ma con compensazioni per il territorio del tutto inadeguate, a cominciare dalla scarsità dei proventi delle royalties.
Richiamare l’Eni alle sue responsabilità diventa strategico per il futuro della regione. Ma sull’argomento continua a gravare il silenzio, mentre almeno tre sono le domande da porre nel sessantesimo anno di vita della società petrolifera di bandiera. Che fine ha fatto il “memorandum” sul petrolio siglato un anno fa; quali risultati sta dando l’impegno assunto dalla Regione a metà novembre per rilanciare il ruolo dell’Eni in Basilicata; quando potrà iniziare la bonifica delle aree industriali di Pisticci, Ferrandina e Tito. Interrogativi che si inseguono da mesi, senza però nessuna risposta con la Basilicata che arretra, si fa demograficamente più piccola, perde posti di lavoro. Crescono solo disoccupazione, cassintegrazione, mobilità e licenziamenti. Mentre le pompe succhiano petrolio con ricchezza e profitti vanno altrove e nell’agenda della politica lucana tutto questo continua a mancare.