Bradanica: lavori fermi da un anno. La ripresa del cantiere a fine mese?

Sul cantiere materano della Bradanica è sceso il silenzio. Avvolto in una nebbia profonda che nessuno riesce a dissipare. Ci ha provato nei giorni scorsi il presidente dell’Amministrazione provinciale di Matera.

Zero risultati. Anche il sindacato a più riprese ha provato a fare chiarezza sull’intricata questione, ma di risposte non ne sono arrivate. L’ultima iniziativa in ordine di tempo è di Michele Molinari, presidente della sezione edili di Confapi Matera e vice presidente nazionale di Confapi Aniem. C’è amarezza quando ricorda l’ultima promessa sulla riapertura del cantiere fissata per settembre: un appuntamento rimasto sulla carta di cui nessuno – sottolinea – è riuscito a spiegare le vere ragioni. Ora il rischio – aggiunge Molinari – è che l’opera vada ad allungare l’elenco delle incompiute nel Materano.

Di Bradanica si parla da oltre un trentennio e Matera non riesce ad avere quel collegamento strategico con l’area industriale di Melfi e soprattutto con il nodo autostradale di Candela. Il cantiere di La Martella è fermo da circa un anno. Se tutto fosse andato per il verso il giusto, a quest’ora il lavoro sugli undici chilometri del tronco da realizzare avrebbe raggiunto il 50 per cento del totale. Invece, a conti fatti l’opera è ancora al venti per cento e non ci sono indicazioni tali da far ritenere imminente la ripresa dell’intervento.

Il prefetto di Matera, Luigi Pizzi, si è impegnato più volte per trovare una soluzione, ma la questione è rimasta lettera morta. Ora il sindacato, pur se cautamente, indica per fine mese la ripresa dell’attività di cantiere, ma Cgil Cisl e Uil lo dicono a mezza voce forse anche per non illudere soprattutto gli addetti ai lavori.

Anche se alla fine resta l’amarezza per un progetto che c’è, un finanziamento da tempo disponibile, un’azienda pronta a lavorare, mentre tutto questo si scontra con una burocrazia che fa male a tutti, dai lavoratori interessati alle comunità destinate ad avvantaggiarsi di un’infrastruttura strategica per lo sviluppo che da trent’anni resta paralizzata in un tunnel senza uscita.