Terremoto, un ponte tra Emilia e Basilicata per sostenere le imprese danneggiate

MATERA – Un ponte tra Emilia Romagna e Basilicata per sostenere le imprese danneggiate dal sisma a riprendere con sollecitudine le produzioni in modo da non perdere i contatti con i committenti. A lanciare la proposta è Giovanni Oliva, lucano di Matera, consulente aziendale, primi passi nel mondo del mobile imbottito, oggi con una vasta esperienza in altri settori produttivi. La Basilicata, ma in particolare l’area del Materano, sottolinea il manager di casa nostra che ha a lungo vissuto in Cina ed in quest’ultimo periodo è alle prese con attività imprenditoriali con cuore e cervello in India, è ricca di opportunità logistiche che possono costituire una buona base di ripartenza per le imprese emiliane danneggiate dal sisma. Sono tanti i capannoni che da queste parti la crisi ha svuotato delle produzioni. Basta controllare le aree industriali della Valbasento, di La Martella o di Iesce per avere un ampio quadro di disponibilità. Ovviamente – sottolinea Oliva – il primo passo dell’auspicata operazione va costruito attraverso un accordo tra le due regioni, esattamente come è accaduto di recente con l’intesa tra i governatori del Piemonte e dell’Emilia Romagna, Cota ed Errani, per la delocalizzazione delle imprese danneggiate dal terremoto. Il resto andrebbe affidato a rapporti diretti tra imprenditori emiliani e lucani che oltretutto da questo trasferimento temporaneo potrebbero trovare nuove opportunità produttive qualificando la loro presenza sui mercati. Insomma, quel salto di qualità che li porterebbe ad abbandonare un manifatturiero ormai con poche speranze e ad imboccare nuove strade. Delocalizzare un’azienda – evidenzia il manager materano – è fin troppo facile. Basti considerare quel che è accaduto nel traslocare intere fabbriche dall’Italia alla Cina, alla Slovenia, alla Serbia, alla Polonia. Alla politica dunque – dice Oliva – il compito di sostenere l’operazione, agli imprenditori lucani il compito di assecondarla. Per molti lavoratori, come quelli della ceramica di Sassuolo, potrebbe essere un ritorno a casa. Per gli imprenditori lucani un’esperienza innovativa sul campo. Business e solidarietà, un’occasione possibile. Con il primo passo che ovviamente spetta alla Regione Basilicata, sempre che non si distragga ancora come è accaduto nell’intesa di qualche anno fa con Confindustria Treviso finita nel nulla.