Calo produttivo di fragole del 30% nel Metapontino

C’è il rischio che gli agricoltori del Metapontino siano costretti ad ammainare anche il gran pavese della fragola che da anni segnala l’area lucana come la più interessante addirittura a livello europeo per la qualità delle produzioni. A lanciare l’allarme è il presidente della Cia di Scanzano Jonico, Antonio Stasi, il quale segnala per la fragola lucana un calo di produzione valutabile intorno al 30 per cento a causa degli sbalzi climatici delle ultime settimane. Ma ad incidere su una perdita così elevata c’è anche la concorrenza spietata dei paesi Nord Africani con fragole vendute all’ingrosso sui mercati italiani ad un terzo del prezzo della Candonga del Metapontino. La situazione – rileva l’esponente lucano della Confederazione italiana degli agricoltori – è ad alto rischio. A conti fatti – dice – se i fragolicoltori dell’area jonica producono meno di 400 quintali ad ettaro e non li vendono ad almeno 2 euro al chilo, per loro è la fine. Dunque, è una brutta aria quella che tira sull’agricoltura del Metapontino, area da sempre considerata la polpa del sistema produttivo lucano con una funzione fondamentale per il pil regionale. Stasi sottolinea anche che i costi generali a carico del settore agricolo si sono fatti intollerabili, impossibili da gestire visto che dopo l’Irap, che incide notevolmente sulla redditività di impresa, adesso gli addetti al settore primario aspettano con preoccupazione la mazzata che si abbatterà sulle loro teste in conseguenza dell’Imu perchè estimi e rendite catastali nel Metapontino hanno i valori più alti di tutte le zone agricole della regione. Per questo Cia chiede tanto all’ufficio del Catasto quanto alla Regione provvedimenti e misure tali da permettere al mondo agricolo dell’area jonica lucana condizioni tali da assicurarne almeno la sopravvivenza.