MATERA – L’acqua è pubblica e deve restare tale, un bene comune senza padroni, se non la collettività. Se fino a qualche mese fa questa era una rivendicazione di attivisti, oggi è volontà popolare sancita da un referendum che forse, nonostante un risultato eclatante, è finito nel dimenticatoio, tanto a livello nazionale quanto locale, eccetto alcuni casi virtuosi – si veda la città di Napoli – che hanno riorganizzato la gestione del patrimonio idrico in base alle nuove direttive. E così gli attivisti sono stati costretti a tornare in piazza, come ieri pomeriggio, a Matera, fuori da Palazzo Lanfranchi, dove era in corso un dibattito sul nuovo Statuto regionale. Oltre che per sostenere l’inserimento dei principi referendari nel nuovo regolamento istituzionale, il coordinamento “Acqua pubblica” di Basilicata ha lanciato la campagna, cosiddetta “di obbedienza civile”, ribattezzata “Il mio voto va rispettato”, con la quale si porta all’attenzione dell’opinione pubblica il fatto che le istituzioni, in particolare le Aato, e i gestori non hanno provveduto a eliminare dalle bollette dell’acqua la percentuale relativa alla remunerazione del capitale investito, che per i lucani ammonta a circa il 5% dell’importo ma in altre regioni può arrivare anche al 20, nonostante questo sia stato deciso col referendum e sia seguita l’abrogazione delle relative leggi, a partire dal 21 luglio del 2011. Per raggiungere tale obiettivo, il Coordinamento, attraverso il sito acquapubblica.org e, a Matera, anche con uno sportello presso l’associazione Sui-Generis, in via delle Beccherie, invita a compilare una lettera di reclamo da inviare ad Acquedotto Lucano per chiedere l’adeguamento della bolletta e la restituzione di quanto incassato illegittimamente. Nel caso di mancato adeguamento della tariffa da parte del gestore, inoltre, il Coordinamento invita all’autoriduzione della bolletta.