Sit-in sotto la Prefettura di Matera per i Forconi lucani

MATERA – Dalla Sicilia alla Basilicata: il movimento dei “forconi” getta il primo seme della protesta partendo da Matera dove il numero uno di Terre Joniche, Gianni Fabbris, ha esposto nel corso di un sit-in il perchè di un generalizzato malcontento che investe l’intera comunità lucana. Sotto accusa la politica regionale che Fabris ha giudicato inadeguata rispetto alle necessità di una situazione diventata ingestibile. In primo piano per coloro che da mesi cercano, con modesti risultati, di tenere alta l’attenzione delle istituzioni sul dramma che con l’alluvione del Metapontino dello scorso marzo ha messo in ginocchio decine di aziende agricole, ci sono le difficoltà del comparto primario. Una situazione – ha sottolineato Fabris – che non lascia tranquilli gli addetti ai lavori sempre più stretti da una crisi senza precedenti resa ancora più drammatica dall’assenza di politiche di sostegno. Ma a soffrire non è solo l’agricoltura. Non c’è un settore che contribuisca ad alleggerire la pressione insostenibile della disoccupazione, soprattutto giovanile. Tutto, insomma, si sta lentamente paralizzando, con una intera regione che si muove ormai lungo un cammino minato, di quelli da non ritorno. Lucani sempre più poveri e disperati nonostante le potenzialità del territorio che mette insieme le qualità inespresse del mondo agricolo e il livello altrettanto interessante di risorse mal utilizzate a cominciare da petrolio, acqua, turismo ed ambiente. Forconi, dunque, in marcia anche in Basilicata per offrire al governo regionale ma anche a quello nazionale occasioni in più per riflettere sull’esistente e costruire una rete di salvaguardia a favore di una comunità che da sempre viene bloccata nei suoi disegni di crescita e di sviluppo. Si può e si deve fare di più, ha ammonito Fabris nel suo intervento, sottolineando che Forconi non si nasce, ma si diventa, esattamente come è accaduto in Sicilia, quando vengono meno le buone pratiche per sostenere il percorso di una comunità verso un futuro che abbia qualche problema in meno e qualche speranza in più.