Rioni Sassi tra cemento e dissesto

Matera. “Il turismo è chiuso per dissesto” ecco come “L’Espresso” ha intitolato un articolo sulla tanto decantata città di Matera. “Una meraviglia continuamente aggredita dai responsabili pubblici con interventi invasivi – tuona Pio Acito, vice presidente regionale di Legambiente in una dichiarazione rilasciata al giornalista Riccardo Bocca. “Basti pensare – spiega – che si rimedia ai crolli dei Sassi con rinforzi in cemento armato, coperti da mattoni di tufo che nascondono lo scempio”. Ma ciò che è considerata una vera e propria vergogna è quell’enorme buca scavata nel lontano 2006 nell’area del convento di Sant’Agostino, attuale sede degli uffici della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della Basilicata, per realizzare un parcheggio interrato e privato per i propri dipendenti. Oggi non solo quel parcheggio è inesistente nonostante le ruspe nei Sassi abbiano sventrato un luogo così importante; dopo 5 anni dall’inizio dei lavori quell’enorme buca si è trasformata in una discarica di materiali inerti. Ottimo biglietto da visita per chi accede ai Sassi da via D’Addozio. Bernardino Romano, professore di Pianificazione e valutazione ambientale all’Università dell’Aquila, la chiama nell’articolo de L’Espresso “ una combinazione fatale di sciatteria, furbizia autolesionista e di incapacità di promozione”. Un patrimonio deturpato, una cartolina che fa indignare.