Tornano in assemblea i lavoratori Ferrosud

L'ingresso dello stabilimento Ferrosud

MATERA – Quarantatrè anni tra alti e bassi, successi internazionali e crisi superate il più delle volte con prezzi elevatissimi in termini di commesse e, quindi, di occupazione. Si è sviluppato così dal primo dicembre del 1967, giorno in cui si avviò l’attività, il lungo cammino della Ferrosud, lo stabilimento metalmeccanico dell’area industriale di Iesce da sempre impegnato nella produzione di materiale rotabile. Oggi lo stabilimento sta toccando il punto più basso della sua vicenda produttiva, con 150 addetti, un centinaio dei quali in cassa intergrazione, e vecchie commesse che potranno garantire livelli occupazionali, pur se modesti, fino al 2013. Di fronte ad una situzione carica di incertezze era quasi scontato che i lavoratori avrebbero sottoscritto, anche se con poco entusiasmo, il piano che l’azienda con inutile enfasi continua a chiamare di rilancio, anche se di rilancio non c’è proprio nulla. Il destino di Ferrosud, infatti, al momento ruota tutto attorno alla ristrutturazione di 19 carrozze ferroviarie da completare entro l’anno cui seguirà un analogo intervento su un’altra cinquantina di vagoni passeggeri da immettere sulla rete ferroviaria non oltre il 2013. Unico elemento positivo – rilevano i sindacati – che per effetto dell’accettazione del piano industriale, l’azienda potrà prorogare la cassa integrazione per altri sei mesi, un periodo di tempo congruo – dicono cgil, cisl e uil – perchè si possano concretizzare le manifestazioni di interesse di alcuni gruppi industriali circa il rilancio dell’azienda. Il futuro di Ferrosud, dunque, appeso ad un esile filo di speranza, percorso cui il sindacato guarda con estrema attenzione, immaginando che proprio dall’azienda metalmeccanica di Iesce possa ripartire la ripresa produttiva di un territorio che sullo stabilimento che produce materiale rotabile punta tutte le carte della ripresa dopo le tante crisi, dalla chimica al mobile imbottito, che hanno polverizzato nel Materano centinaia di posti di lavoro. Ovviamente molto dipenderà da quanta considerazione avrà il trasporto ferroviario in campo nazionale, perchè se si continuerà a privilegiare l’industria dell’auto per Ferrosud si potrà scrivere, forse anche prima del 2013, la parola fine.