Pomigliano e dintorni: cosa cambia nelle relazioni industriali italiane

MATERA – Con Pomigliano, la Fiat e il lavoro dipendente nei suoi stabilimenti cambia volto. Due i punti cruciali dell’accordo: l’abbandono di Confindustria e gli aumenti salariali in cambio di un maggior numero di ore. L’abbandono della confederazione degli industriali italiani, in particolare, ha permesso a Marchionne di tagliar fuori la Fiom-Cgil dal contratto, sottoscrivendo intese separate con gli altri sindacati. Fra le principali novità, un nuovo tipo di inquadramento professionale, con più ore di lavoro previste e una gestione differente di turni e straordinari.  Un tema di stretta attualità, col quale la neonata sezione lucana del Centro Studi Domenico Napoletano, ha deciso di inaugurare la sua stagione di analisi e convegni, nella due-giorni materana dedicata al tema “Le nuove relazioni industriali, dopo gli accordi di Pomigliano e Mirafiori”. Se si tratta di un ricatto o di un nuovo modello sociale di lavoro, forse è ancora presto per dirlo. Certo rappresenta una rivoluzione, che ha fatto parecchio discutere i tradizionalisti, all’interno del mondo sindacale e di quello industriale. Ecco cosa cambia, come ci spiegano l’avvocato Francesca Chietera, Presidente della Sezione Lucana del Centro Studi, e il professor Carmelo Romeo, ordinario di diritto del lavoro, presso l’Università di Catania. I lavori del convegno, promosso dal Centro Studi Domenico Napoletano, che raccoglie studiosi, ricercatori ed operatori del diritto del lavoro, si sono concentrati sugli aspetti sindacali dell’accordo. Dura la presa di posizione di Fausto Durante, di Fiom-Cgil. L’accordo, ha detto, aumenta la quantità e la qualità dello sfruttamento della mano d’opera. Interviene sul diritto allo sciopero, ha rincarato, e sulla rappresentanza sindacale.