Speciale Giorno della Memoria, il dramma dell’Olocausto

Ricordare o dimenticare. È questo l’interrogativo che accompagna da sempre una delle pagine più buie, se non la più scura, della storia umana. Fu istituito nel luglio del 2000 il Giorno della Memoria, che si celebra il 27 gennaio, perché in questa data le Forze Alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. Il mondo vide allora, per la prima volta, da vicino, quel che era successo e conobbe lo sterminio, in tutta la sua realtà. Oggi il Giorno della Memoria non è una forma di mobilitazione collettiva, per una solidarietà ormai inutile. È piuttosto un vero e proprio atto di riconoscimento, di questa tragica storia. Non è infatti un omaggio alle vittime, ma una presa di coscienza collettiva, del fatto che l’uomo è stato capace di questo. Lo sterminio degli ebrei non ha una motivazione territoriale, non è determinato da ragioni espansionistiche o da una, per quanto deviata, strategia politica. Dopo la Shoah è stato coniato il termine “genocidio”. Purtroppo il mondo ne ha conosciuti tanti e ancora troppi sono in corso sulla faccia della terra. Riconoscere delle differenze non significa stabilire delle gerarchie nel dolore. “Chi uccide una vita”, recita un adagio ebraico, “uccide il mondo intero”. Ma mai, nella storia si è visto progettare a tavolino, con tale freddezza e determinazione, lo sterminio di un popolo. Ricordare vuol dire oggi rinvigorire, soprattutto nei giovani, il significato della parola rispetto. Che è innanzitutto il rispetto delle differenze e delle diversità, nella capacità di cogliere nelle sfumature delle immense possibilità di crescita e arricchimento. Ma che è anche rispetto delle regole, come ha sottolineato il prefetto di Matera, Francesco Monteleone, intervenuto questa mattina in Provincia, alla cerimonia di celebrazione della Giornata della Memoria. Rammarico per il mancato coinvolgimento della Fondazione Elisa Springer, nelle celebrazioni che hanno avuto luogo questa mattina in Provincia, è stato invece espresso, dal componente, Mario Ambrico. Un atto, incomprensibile, è stato sottolineato, dal momento che da sempre la Fondazione è impegnata a sensibilizzare, educare, trasmettere ma anche a perpetuare la memoria dell’Olocausto.