Ilva, Peacelink: “Polveri e gas serra. Ecco di quanto aumenteranno le emissioni”

Una nuova era, targata Arcelor Mittal, inizia all’Ilva. Prima cosa da fare: definire modi e tempi per il passaggio dei 10.700 lavoratori, come previsto da accordo sindacale, dall’azienda in a.s. all’Ilva di Mittal. 8200 saranno riassunti a Taranto. Circa 2000, secondo previsioni sindacali, accetteranno l’uscita volontaria con bonus di 100mila euro lorde. I restanti, 2600, al momento resteranno alle dipendenze dell’amministrazione straordinaria. Poi, dovrebbero essere assorbiti da Mittal.

È il piano ambientale che lascia a desiderare, per medici, ambientalisti, cittadini di Taranto. Molti, elettori pentiti del M5S. Per Legambiente e per l’ex dg Arpa Puglia, Assennato, la questione ambientale, la più importante, date le conseguenze anche sulla salute, è lasciata all’”insufficiente” e forse “peggiorativo” addendum, “solo un allegato all’accordo occupazionale”.

Innanzitutto fa riferimento solo alle emissioni convogliate. Nessun cenno alle “non convogliate (come quelle della cokeria) che sono le più pericolose”, denuncia anche Marescotti, presidente Peacelink. Secondo quanto definito nell’addendum, con il raggiungimento dunque di una produzione di otto milioni di tonnellate, a fronte delle attuali 5,6, “avremo un aumento di polveri del 16% in flusso di massa annuo rispetto al 2017”, aggiunge a Marescotti.

“La situazione è ancora peggiore per le emissioni di CO2 dall’ILVA . I tagli del 15% promessi, non compensano l’incremento produttivo del 66% da 4,8 a 8 milioni di tonnellate anno di acciaio liquido”.  Si pensi che Ilva è la maggiore fonte di emissione in Italia di CO2, assieme alla centrale a carbone di Cerano. L’Italia dovrebbe tagliare le emissioni di CO2 del 33% entro il 2030 (obiettivo dell’Europarlamento). 

 

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