Gli ambientalisti contro Liuzzi (M5S): vuol far guadagnare il Governo lasciando trivellare la Basilicata?

“Con tariffe da condominio la deputata 5 stelle Liuzzi pensa di far guadagnare il Governo di Di Maio lasciando però trivellare la Basilicata e tutto il Mar Ionio?”

Le tre associazioni ambientaliste (No scorie trisaia, Mediterrano No Triv e Cova Contro) criticano duramente l’emendamento a firma della parlamentare lucana del M5S: Dov’è finito il cambiamento del modello dello sviluppo energetico sostenibile professato dai 5stelle in campagna elettorale?

Continuano a piovere critiche contro quello che già nelle aule del parlamento i lucani del PD, Margiotta e De Filippo avevano definito “l’ennesimo vergognoso cambiamento di linea” del M5S.

La deputata e segretaria nell’ufficio di presidenza della Camera, Mirella Liuzzi ha proposto infatti un emendamento alla legge di bilancio che – in caso di approvazione – porterebbe a circa mezzo miliardo di euro l’entrata per lo Stato per attività di ricerca, sondaggi, perforazioni, estrazioni e coltivazione di idrocarburi operata dai petrolieri.

Mirella Liuzzi – deputata M5s Basilicata

Per i pentastellati lucani la linea criticata aspramente nei giorni scorsi, è chiara e coerente con le antiche battaglie ambientaliste del movimento. Liuzzi si difende dagli attacchi e replica che il suo emendamento punta a rendere svantaggioso, grazie all’aumento dei canoni annui, trivellare in Basilicata e “chi non vede questo probabilmente vuole continuare a dare privilegi alle lobby del petrolio”.

A questo punto però sono tre associazioni ambientaliste lucane (No scorie trisaia, Mediterrano No Triv e Cova Contro) a siglare un comunicato congiunto nel quale chiedono se questa non sia “una sorta di campagna mediatica messa in piedi per giustificare eventuali futuri rinnovi delle concessioni petrolifere su cui proprio Di Maio in qualità di Ministro dello Sviluppo Economico dovrà pronunciarsi”.

I Lucani – ricordano gli ambientalisti – hanno chiesto di uscire dal petrolio ma la proposta della Liuzzi non ascolta certo le richieste della popolazione delle tre regioni meridionali più coinvolte dalla politica dello sfruttamento petrolifero del mare ossia la Basilicata, la Puglia e la Calabria che proprio sull’arco ionico hanno difeso il mare.

“Il Governo non ha ancora capito, o forse non vuole capire, che è l’agricoltura, il turismo e la pesca la vera e più importante ricchezza di questo territorio straordinario. Ma questo non potrà accadere e non accadrà con scelte che vanno nella direzione opposta, con l’illusione che con un piatto di lenticchie in più da far pagare alle compagnie petrolifere queste potranno rinunciare”.

“Quattro danari in più da far pagare a chi fa guadagni vertiginosi con l’estrazione del petrolio” è una proposta che “indigna” le tre associazioni “perché l’acqua, la salute dei cittadini, il territorio non si difendono contrattando qualche spicciolo tanto è vero che la Liuzzi si è ben guardata dal proporre l’aumento delle royalties all’80% come avviene in altre nazioni oppure togliendo le franchigie. In un batter d’occhio con l’emendamento della parlamentare lucana 5 stelle Liuzzi torniamo indietro di 5 anni quando il PD proponeva più tassazione ai petrolieri”.

Share Button