Sostenibilità, gli stabilimenti “a rischio” di Taranto si preparano al 2020

Eni, Ilva, Taranto energia e Basile petroli sono le quattro realtà, presenti a Taranto, e nell’elenco degli “stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti”, stilato da ministero dell’Ambiente e Ispra, nel 2015.

Sono stabilimenti RIR, cioè “a rischio”, nei quali “un evento quale un’emissione, un incendio o un’esplosione di grande entità, dovuto a sviluppi incontrollati, dia luogo ad un pericolo grave (immediato o differito), per la salute umana o per l’ambiente, all’interno o all’esterno dello stabilimento, ed in cui intervengano una o più sostanze pericolose”, così come precisato nel decreto legislativo 105 del 2015 e UNI 10617 sulla sostenibilità innovativa e inclusiva.

“Sostanze – specifica la disciplina – che sono spesso “familiari”, come ammoniaca o benzina, solo per citare un esempio,  ma quello che fa la differenza è il quantitativo presente nello stabilimento, in genere molto elevato”.

Due i temi al centro del convegno alla Facoltà di Scienze Fisiche e Matematiche di Taranto, alla presenza di istituzioni locali, ordini professionali ed esperti del settore: gli strumenti di verifica nel settore della sicurezza industriale e ambientale (che permettono di attestare il valore aggiunto della certificazione accreditata) e gli obiettivi dettati dall’UE e da raggiungere entro il 2020, cioè la riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra, rispetto ai livelli del 1990; il 20% di riduzione del consumo di energia rispetto alle proiezioni sul consumo energetico; il 20% di produzione di energia da fonti rinnovabili, raggiungendo la quota del 10% (su base energetica) di biocombustibili rinnovabili e sostenibili nei carburanti per i trasporti.

Quanto agli stabilimenti tarantini, l’Eni per esempio ha avviato il “Progetto Bio-Raffinerie” per la produzione di Green Diesel dalla conversione di materie prime di origine biologica non convenzionali e a basso costo.

Lo sviluppo sostenibile è particolarmente importante “in un contesto – proprio come può essere quello di Taranto – in cui la differenza tra l’osservanza o l’inadempienza può significare sicurezza e miglioramento continuo o al contrario perdite di vite umane, disastri ambientali e disagi economico-sociali del territorio”.

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