Aia alla Italcementi, gli ambientalisti annunciano ricorso al Tar

Matera. Rinnovo dell’ Aia alla Italcementi di Matera. Una richiesta ferma in Regione da 4 anni, dal 2013.
Il 7 marzo scorso la relazione di un Comitato tecnico ha portato alla deliberazione da parte della Giunta lucana, in cui si applicano una serie di modifiche.  “Tra queste l’aumento da 12.000 a 60.000 tonnellate l’anno di Combustibile da Rifiuti e Combustibile Solido Secondario da utilizzare nello stabilimento materano”. Ad evidenziarlo  i rappresentati del Comitato No Inceneritore, WWF e Legambiente che hanno annunciato ricorso al Tar.

Da Mimmo Genchi approfonditi alcuni passaggi della relazione del Comitato Tecnico per l’Ambiente, composto da dirigenti regionali, in cui si evince che il progetto migliorerà il sistema di smaltimento di rifiuti con benefici economici.
Al contrario gli ambientalisti evidenziano non solo che “l ‘ aumento di rifiuti da bruciare farà dello stabilimento un vero e proprio inceneritore, ( anche se in verità gli inceneritori hanno limiti più severi) , ma si registrerà, inoltre, un incremento delle polveri e 2800 viaggi di tir in più ( andata e ritorno) alla Itacementi; 8 in più al giorno.

” Una fabbrica che dovrebbe usare best practise – ha detto Pio Acito, magari utilizzando gli stessi parametri di emissione usati in Germania. Vorremmo parlare di questo con gli assessori regionali Braia e Cifarelli. In un Consiglio Comunale aperto o nella Commissione consiliare Ambiente che non è stata mai convocata sul tema”.
“Le dieci osservazioni fatte nel 2013 in occasione della presentazione di rinnovo Aia e che andavano fatte entro 60 giorni sono state tutte rigettate. Non pervenute quelle di Comune e Provincia per cui vale ” silenzio assenso” e quindi implicitamente gli enti locali hanno dato parere positivo”. Tutto quello che è stato fatto dopo – è ancora emerso – anche dall’ amministrazione comunale ora in carica non ha alcun valore, anche se il sindaco, ad oggi, potrebbe con un’apposita ordinanza stabilire ed imporre nuovi limiti.

Per tali ragioni gli ambientalisti hanno annunciato il ricorso al Tar per impugnare la delibera; pratica onerosa per cui si chiederà il contributo dei cittadini, versando un euro tramite apposita sottoscrizione. In più saranno saranno svolte analisi autonome con certificazione Arpab, cui seguirà la pubblicazione dei dati.

 

La nota diffusa da Italcementi nei giorni scorsi:

L’autorizzazione all’utilizzo dei Combustibili Solidi Secondari renderà la cementeria di Matera un impianto ancora più efficiente ed “europeo”. La sostituzione di parte del pet-coke oggi utilizzato con un combustibile derivato dalla selezione e dal trattamento dei rifiuti consentirà di trasformare un problema (i rifiuti non più riciclabili dopo la raccolta differenziata) in una risorsa energetica a “kilometro zero”. Questa, infatti, è l’opportunità generata dall’utilizzo negli impianti di produzione del cemento dei Combustibili Solidi Secondari (CSS), una soluzione largamente utilizzata nei Paesi più avanzati d’Europa.

Con l’autorizzazione regionale, che aggiunge ulteriori controlli ai numerosi monitoraggi già attualmente attivi in cementeria, l’impianto di Matera, dunque, si allinea agli standard europei di sicurezza e sostenibilità ambientale, ai quali anche l’Italia punta ad adeguarsi. L’utilizzo dei CSS nelle cementerie è infatti ampiamente riconosciuto come “buona pratica ambientale”, al punto da far parte di un percorso che Italcementi ha condiviso con il Governo: nel luglio del 2009, a Palazzo Chigi, è stato infatti siglato un “Patto per la tutela dell’Ambiente” che prevedeva, tra l’altro:

  • Revamping di alcuni degli impianti di produzione di cemento finalizzati all’incremento dell’efficienza energetica e ambientale delle unità produttive: sono stati portati a termine, per quanto riguarda l’Italia, i revamping degli impianti di Matera (2011) e Rezzato (2014).

  • Interventi tecnologici per la sostituzione di una parte di combustibili fossili utilizzati negli impianti di produzione di cemento con combustibili derivati da rifiuti. Sono stati avviati in tal senso iter autorizzativi per l’ampliamento dell’utilizzo dei Combustibili Alternativi a Matera (2013) e a Calusco d’Adda-BG (2014).

Dunque, l’utilizzo dei CSS è una soluzione ambientale positiva, approvata dal Ministero dell’Ambiente. Del resto, in Europa l’uso dei combustibili alternativi nei cementifici è una pratica largamente diffusa, ed è riconosciuta come Migliore Tecnica Disponibile (BAT, Best Available Technique). L’utilizzo di combustibili alternativi nel processo produttivo riduce infatti le emissioni di CO2 e il ricorso a combustibili di origine fossile non rinnovabili, non ha impatti negativi sull’operatività degli impianti, sull’ambiente e sulla qualità del cemento.

Lo studio del Politecnico di Milano

Che l’utilizzo dei combustibili alternativi non abbia alcuna conseguenza significativa sulle emissioni, emerge anche dal recente studio coordinato dal Politecnico di Milano sulle “Implicazioni ambientali dell’utilizzo di combustibili alternativi derivati da rifiuti nella produzione di cemento. Emissioni atmosferiche di inquinanti in traccia e caratteristiche ambientali del prodotto finale”.

 

Il lavoro, coordinato dal DICA (Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale) del Politecnico di Milano, è stato realizzato nell’ambito del Consorzio LEAP (Laboratorio Energia e Ambiente di Piacenza), centro di ricerca consorziato con il Politecnico e del quale il DICA è socio e membro del comitato scientifico.

 

Lo studio ha analizzato l’influenza dell’utilizzo dei combustibili alternativi sulle emissioni in atmosfera e sulle caratteristiche del prodotto finale. All’analisi condotta con rigore scientifico ed accademico della letteratura scientifica internazionale e nazionale, si sono aggiunte un insieme di misure effettuate direttamente presso impianti produttivi di alcune cementerie italiane. Il complesso delle valutazioni formulate ha evidenziato l’assenza di variazioni apprezzabili nei valori delle emissioni in atmosfera e nella qualità del cemento in caso di utilizzo di combustibili alternativi.

CSS, una soluzione Europea

Le cementerie che utilizzano CSS sono sottoposte ai limiti di emissioni più stringenti e l’impiego di combustibili alternativi è condotto in condizioni estremamente controllate e sicure per la salute dei lavoratori, per le comunità locali e per l’ambiente. Nei Paesi Europei più avanzati, il tasso di sostituzione termica dei combustibili fossili con i CSS nelle cementerie ha raggiunto una media del 65%, mentre in Italia la percentuale è ferma al 16%.

Nel progetto di valorizzazione energetica dei CSS per la cementeria di Matera, è previsto l’incremento annuo di utilizzo di combustibili alternativi, in sostituzione parziale di quelli convenzionali alla linea di cottura del clinker, dalle 12.000 tonnellate annue attuali fino a un massimo di 60.000 tonnellate annue, corrispondenti a un massimo di circa il 60% dell’energia necessaria alla produzione del clinker oggi garantita da combustibili fossili non rinnovabili. Non si tratta dunque di una nuova combustione, ma si utilizza l’energia dei CSS per sostituire quella che sarebbe fornita da un’equivalente quantità di combustibili fossili.

Il CSS (Combustibile Solido Secondario) è ottenuto attraverso un controllato e sicuro processo di produzione. Per essere classificato come CSS, il materiale deve possedere determinate caratteristiche e parametri qualitativi, che sono prescritti nelle norme tecniche europee che regolamentano il suo processo produttivo. Inoltre l’utilizzo in cementeria può fare da volano alla “green economy” in Italia sviluppando una filiera che valorizzi i rifiuti non pericolosi come una risorsa locale. Oggi, molti di questi materiali vengono inviati alle cementerie del vicino nord Europa che grazie anche ai rifiuti “esportati” dall’Italia raggiungono prestazioni ambientali e produttive considerate di eccellenza.

L’utilizzo di CSS nella Cementeria di Matera

Le tipologie di combustibili alternativi che si intendono utilizzare sono plastiche e gomme (scarti eterogenei di imballaggi in plastica altrimenti non riciclabili). Materiali la cui combustione, alle altissime temperature dei forni da cemento (sino a 2000°, rispetto ai 900° degli inceneritori), valorizza l’energia in essi contenuta senza produrre alcun tipo di residuo.

La certificazione di qualità dei CSS agli standard previsti è assicurata da campionamenti e analisi rispondenti a norme precise di qualità con laboratori accreditati e personale qualificato lungo tutta la filiera. È fondamentale per Italcementi rivolgersi a fornitori e operatori qualificati che siano in grado di superare gli stringenti criteri di validazione applicati e di garantire forniture costanti e omogenee, anche per assicurare la qualità del cemento. I CSS che si intendono utilizzare sono bene definiti e assolutamente tracciabili nella filiera che porta alla cementeria.

I controlli sulle emissioni

Per quanto riguarda la qualità dell’aria, il rispetto dei limiti emissivi è certificato da un sistema di Monitoraggio in continuo delle Emissioni (SME), che è sottoposto alle verifiche annuali previste dalla normativa (D.Lgs. 152/06), effettuate da laboratori esterni accreditati e da personale qualificato. Il manuale di gestione dello SME è stato approvato da ARPAB. I valori medi sono registrati e pubblicati in internet sul sito del Comune.


L’incremento di utilizzo di rifiuti non pericolosi (CSS) in sostituzione dei combustibili tradizionali non influisce quantitativamente e qualitativamente sulla qualità dell’aria.

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