Crisi idrica in Basilicata: tra cattive abitudini e rete colabrodo

Siamo abituati ad usarne ed abusarne, come in genere accade per tutte le cose che diamo per scontate. Parliamo del bene che in Basilicata non manca, o meglio non dovrebbe mancare vista la ricchezza potenziale di una regione come la nostra: l’acqua.

Eppure questa estate, gli agricoltori lucani sono stati i primi a suonare i campanelli di allarme, rischiamo di restare all’asciutto. Colpa del clima, del riscaldamento globale e di Trump che si tira fuori dagli accordi di Parigi, ripetono, ripeteremo, ripeteranno in televisione.

Il paradosso è che la rete degli acquedotti è un colabrodo.

Quindi se da un lato c’è un problema legato al cambiamento del clima (e anche in questo caso i primi territori a rischio desertificazione sono quelli nell’area del mediterraneo) dall’altro c’è una grande necessità di migliorare la rete idrica , si calcola infatti che a livello nazionale sarebbero necessari 5 miliardi all’anno per la manutenzione (tra rigenerazione, riparazione della rete e per opere ormai necessarie).

I livelli di continuità del servizio, sono quelli che sono, in Basilicata sono ormai quotidiani i guasti e le sospensioni del servizio, più o meno temporanee.

Acquedotto Lucano fa quel che puo’, nei giorni scorsi ad esempio è partita una campagna di sensibilizzazione per evitare gli sprechi (rivolta agli utenti e rilanciata anche dal sindaco de Ruggieri ai materani) ma in Basilicata, abitudini dei lucani e cambiamenti climatici a parte è ormai evidente la necessità di un piano di recupero, o per dirla alla Trump “Recovery Plan”.

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