Basilicata e Puglia tra le regioni italiane a più alto rischio per i cambiamenti climatici

L’Italia e il bacino del Mediterraneo sono identificati come uno degli “hot spot”, ossia come una delle aree con il maggior impatto dei cambiamenti climatici ed è quindi cruciale che l’aumento medio della temperatura rimanga al di sotto della soglia di 1,5 gradi fissata con l’accordo di Parigi.

A metterlo in evidenza sono stati scienziati e ambientalisti in un incontro con i giornalisti organizzato dal Pd su “Il riscaldamento globale in Italia: quanto ci costa aspettare ancora”.

La deputata PD Stella Bianchi, promotrice dell’iniziativa

Le temperature aumentano nell’area del Mediterraneo più di quanto avviene in media nel resto del mondo, hanno spiegato Antonio Navarra, focal point per l’Italia presso Ipcc e direttore del Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici e Riccardo Valentini, membro Ipcc precisando che il rateo di crescita in Italia è circa il doppio rispetto a quello globale e che è stato già raggiunto un aumento intorno a 1,3 gradi rispetto al periodo tra 1880 e 1920, con una sostanziale riduzione delle precipitazioni.

Gli scienziati hanno parlato tra l’altro di maggiore salinità e di innalzamento del livello del Mar Mediterraneo con un possibile aumento medio dai 7 ai 12 centimetri tra il 2021 e il 2050 rispetto al periodo di riferimento 1961-1990.

Delle conseguenze dei cambiamenti climatici hanno parlato anche Edoardo Zanchini di Legambiente, Maria Grazia Midulla del Wwf e Pippo Onufrio di Greenpeace.

Si è parlato di riduzione dei ghiacciai alpini e delle riserve d’acqua, di aridità e fenomeni di desertificazione. Oltre la metà del territorio italiano è a rischio di degrado e le regioni con aree sensibili superiori alla media nazionale sono Basilicata, Marche, Molise, Sicilia, Sardegna, Puglia e Emilia Romagna.

In forte aumento anche frane e alluvioni. E poi ci sono gli impatti sulle città e gli effetti sulla salute. “Dobbiamo ascoltare la scienza” ha sottolineato Stella Bianchi, deputata Pd “I cambiamenti climatici sono in atto e dipendono dalla attività umana e in particolare dall’uso di carbone, petrolio e gas”.

Bisogna “accelerare nell’attuazione dell’accordo di Parigi” ha aggiunto “Per questo la strategia energetica nazionale deve essere in linea con l’obiettivo di riduzione drastica delle emissioni di gas serra e l’impegno internazionale del nostro paese per le politiche per il clima”.

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