Fogne e Rifiuti. Italia fuori dagli standard europei: non in regola 23 siti lucani e 5 pugliesi

A non essere in regola sono 11 siti in Abruzzo, 23 in Basilicata, 2 in Campania, 3 in Friuli Venezia Giulia e 5 in Puglia

Dalle Alpi alla Sicilia l’Italia è fuori dagli standard europei per l’ambiente su discariche e trattamento delle acque di scarico nei centri urbani.

La Commissione europea ha deferito il nostro Paese alla Corte di giustizia Ue per non aver bonificato o chiuso entro i termini previsti 44 discariche già autorizzate e in funzione al momento del recepimento della direttiva del 1999.

Si tratta del primo deferimento alla Corte e l’Italia per ora non rischia di subire multe. Ma sui rifiuti è già stata condannata due volte con sanzioni milionarie, che sta ancora pagando. La prima, per le discariche abusive su tutto il territorio nazionale: erano 200 nel 2014, ora sono circa la metà, 102. I numeri sono importanti perché su questi si basa la detrazione sulla penalità semestrale da 42,8 milioni di euro cui l’Italia è stata condannata. La cifra diminuisce di 400mila euro a semestre per ogni discarica di rifiuti pericolosi messa a norma e di 200mila per le altre.

Dal dicembre 2014 l’Italia ha pagato 162,4 milioni di euro. La seconda condanna risale al luglio 2015 e riguarda l’emergenza rifiuti in Campania, per cui l’Italia, oltre ad aver sborsato 20 milioni di euro di pena forfettaria, paga 120mila euro per ogni giorno che non è in regola. Il totale versato fino ad oggi è di 86 milioni di euro. La Commissione ha inoltre inviato una richiesta di parere motivato, una specie di ultimo avviso, per la mancata conformità delle reti fognarie dei centri urbani con un ‘carico’ di acque reflue equivalente a più di 2.000 abitanti. Si tratta di 758 “agglomerati”, che secondo le norme europee non corrispondono sempre alle città ma includono centri come Bergamo, Roma, Firenze, Bari, Pisa, una parte di Napoli.

In totale sono 18 le regioni coinvolte, con la situazione peggiore in Calabria, Campania e Sicilia, con irregolarità riscontrate rispettivamente in 129, 108 e 175 agglomerati. Le altre regioni sono: Abruzzo (18 agglomerati), Basilicata (40), Calabria (129), Campania (108), Friuli Venezia Giulia (7), Lazio (4), Liguria (6), Lombardia (92), Marche (46), Piemonte (1), Puglia (27), Sardegna (41), Sicilia (175), Toscana (33), Trento (1), Umbria (5), Val d’Aosta (1), Veneto (24). Secondo quanto risulta alla Commissione, la Regione Emilia Romagna e la Provincia di Bolzano, che figuravano nell’elenco, hanno regolarizzato la propria posizione. (ANSA).

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