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Idrocarburi in Basilicata. Dopo Candela e Serra Pizzuta arriva un terzo diniego a proroga

La conferenza delle autonomie locali ha detto no alla richiesta di Eni per la concessione Tempa Rossa, diversa dall’omonimo giacimento ricadente nella concessione Gorgoglione affidata a Total E&P Italia

Dopo “i dinieghi alla richiesta di proroga di due concessioni minerarie per la coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, denominate ‘Candela’ e ‘Serra Pizzuta’”, dalla Regione Basilicata “arriva un terzo diniego riguardante la proroga alla concessione ‘Tempa Rossa’, come nelle altre due, sempre nella titolarità di Eni spa e da non confondere con il giacimento Tempa Rossa ricadente nella concessione Gorgoglione, affidata a Total E&P Italia”.

Lo ha reso noto l’ufficio stampa specificando che “la Giunta regionale, infatti, ha deliberato anche in questo caso la presa d’atto del parere negativo espresso dalla Conferenza delle Autonomie locali e di non esprimere l’intesa di cui all’accordo Stato-Regioni del 24.4.2001 sulla proroga di vigenza”.

La concessione “denominata ‘Tempa Rossa’, dell’estensione di 69,05 km quadrati ricadente nel territorio dei comuni di Salandra, Ferrandina, San Mauro Forte (Matera) – è sottolineato nel comunicato – è stata conferita nel 1984 alle società Eni/Agip (70%) e Montecatini Edison (30%), per la durata di 30 anni. Nell’ottobre 2011 la società Eni ha presentato al Mise istanza di proroga decennale.

Il Ministero dello Sviluppo Economico, nel maggio 2016, ha pertanto chiesto l’intesa regionale. Anche per questo procedimento la conferenza delle Autonomie ha espresso parere sfavorevole, adducendo motivazioni connesse a mancati benefici per il territorio”. Si tratta “di tre provvedimenti – è scritto nella nota della Regione Basilicata – di chiusura di procedimenti avviati tempo addietro presso il competente Ministero dello sviluppo economico che ora, nell’ambito del riassetto organizzativo, ha accelerato la definizione di procedimenti sospesi”.

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